Navalny

Alex Navalny: la nemesi di Putin

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L’uomo che Putin teme di più”. Ale­xey Naval­ny, l’oppositore poli­ti­co vit­ti­ma di un ten­ta­to avve­le­na­men­to e arre­sta­to al suo rien­tro a Mosca.

Professione blogger

Nato nel 1976 e lau­rea­to in giu­ri­spru­den­za, Ale­xey Naval­ny è un blog­ger di anti­cor­ru­zio­ne. Nel suo blog, a par­ti­re dal 2007, ini­zia a pub­bli­ca­re inchie­ste e inda­gi­ni al fine di sve­la­re e denun­cia­re la cor­ru­zio­ne del gover­no. Nel 2011 fon­da la FBK (Fon­da­zio­ne Anti-cor­ru­zio­ne), un’organizzazione inve­sti­ga­ti­va non-pro­fit attua ad inda­ga­re su poli­ti­ci, oli­gar­chi e impren­di­to­ri rus­si. Inda­gi­ni che ven­go­no pub­bli­ca­te sot­to for­ma di film docu­men­ta­ri sul blog e il cana­le You­Tu­be del­lo stes­so Naval­ny. Nel 2017 susci­ta mol­to scal­po­re l’inchiesta “Don’t call him Dimon” sull’allora pri­mo mini­stro Dmi­trij Med­ve­dev accu­sa­to di aver pre­so tan­gen­ti per un valo­re di 1.2 miliar­di di dol­la­ri. Nel 2020 il gover­no rus­so chiu­de la FBK, dopo aver­la clas­si­fi­ca­ta come “agen­te stra­nie­ro” nel 2019, costrin­gen­do­la a tra­sfe­rir­si tem­po­ra­nea­men­te in Ucrai­na.

LA POLITICA E I PROCESSI POLITICI

Con­tra­rio alla cor­ru­zio­ne, alla xeno­fo­bia e all’omofobia del gover­no rus­so, Naval­ny si defi­ni­sce un “nazio­na­li­sta demo­cra­ti­co”, favo­re­vo­le ad una nuo­va influen­za rus­sa sugli sta­ti dell’ex bloc­co sovie­ti­co (come Ucrai­na e Bie­lo­rus­sia) e ad una poli­ti­ca libe­ra­le filo-occi­den­ta­le. Nel 2011 ini­zia la sua car­rie­ra come lea­der del­le mani­fe­sta­zio­ni popo­la­ri con­tro il gover­no e nel 2012 fon­da il Par­ti­to Demo­cra­ti­co del Pro­gres­so (ora Rus­sia del Futu­ro). Nel 2013 arri­va secon­do alla cor­sa per il posto di sin­da­co di Mosca e dall’anno suc­ces­si­vo co-pre­sie­de, insie­me a Boris Nem­cov (assas­si­na­to nel 2015), la Coa­li­zio­ne Demo­cra­ti­ca. Negli stes­si anni ini­zia la sua odis­sea giu­di­zia­ria; più vol­te vie­ne arre­sta­to e dete­nu­to per aver orga­niz­za­to mani­fe­sta­zio­ni anti­cor­ru­zio­ne e vie­ne con­dan­na­to in nume­ro­si pro­ces­si, tra cui uno per appro­pria­zio­ne inde­bi­ta. Naval­ny si è sem­pre dichia­ra­to inno­cen­te, defi­nen­do le accu­se e le sen­ten­ze come costrui­te a tavo­li­no per estro­met­ter­lo dal­la poli­ti­ca e ren­der­lo non eleg­gi­bi­le. Come nel 2018, costret­to a rinun­cia­re all’elezioni pre­si­den­zia­li a cau­sa di una con­dan­na.

Storia di un avvelenamento

20 ago­sto 2020. Un aereo decol­la­to a Tom­sk e diret­to a Mosca è costret­to ad un atter­rag­gio d’emergenza, Naval­ny duran­te il volo ha per­so cono­scen­za dopo aver mani­fe­sta­to sin­to­mi di males­se­re. Tra­spor­ta­to d’urgenza all’ospedale di Omsk cade in coma. La fami­glia e il par­ti­to chie­do­no che ven­ga aper­to un pro­ce­di­men­to pena­le per ten­ta­to omi­ci­dio e fan­no pres­sio­ne sul gover­no affin­ché sia pos­si­bi­le tra­sfe­rir­lo in una cli­ni­ca in Ger­ma­nia.

Il 22 ago­sto Naval­ny vie­ne rico­ve­ra­to all’ospedale uni­ver­si­ta­rio del­la Cha­ri­té di Ber­li­no dove gli ver­rà indot­to il coma. Fin da subi­to si pen­sa ad un avve­le­na­men­to tos­si­co, la sua por­ta­vo­ce dischia­ra che quel gior­no Naval­ny non ave­va man­gia­to nul­la, se non un tè bevu­to in aero­por­to.

Il 2 set­tem­bre l’ospedale con­fer­ma la tesi dell’avvelenamento, dal­le ana­li­si risul­ta la pre­sen­za di un agen­te ner­vi­no, det­to Novi­chok.

Il 7 set­tem­bre vie­ne sve­glia­to dal coma indot­to. Ini­zia­no da par­te del­la FBK, con l’aiuto di CNN, Bel­lin­g­cat, The Insi­der e Der Spie­gel, le inda­gi­ni sul ten­ta­to omi­ci­dio. Ovvia­men­te il gover­no rus­so apre un’indagine per con­to suo.

Il 14 dicem­bre vie­ne pub­bli­ca­to l’esito dell’inchiesta. Si sco­pre che un’unità spe­cia­le del Ser­vi­zio di sicu­rez­za fede­ra­le (FSB) rus­so è spe­cia­liz­za­ta nell’utilizzo e nel­la som­mi­ni­stra­zio­ne di sostan­ze chi­mi­che e, attra­ver­so dati di tele­co­mu­ni­ca­zio­ni e di viag­gio, sono sta­ti anche sco­per­ti i mem­bri di que­sta uni­tà. Naval­ny tele­fo­na ad uno di loro, fin­ge di esse­re il col­la­bo­ra­to­re del Segre­ta­rio del con­si­glio di sicu­rez­za e chie­de spie­ga­zio­ni sul fal­li­to atten­ta­to (qui l’audio e la tra­scri­zio­ne). L’agente “con­fes­sa”, il novi­chok è sta­to appli­ca­to sul­le sue mutan­de men­tre sog­gior­na­va in alber­go a Tom­sk ma la sostan­za è sta­ta assor­bi­ta trop­po len­ta­men­te per poter ave­re un effet­to leta­le sul­la vit­ti­ma. Naval­ny ora è cer­to che die­tro il suo avve­le­na­men­to ci sia Putin.

Gen­na­io 2021, dopo la degen­za in Ger­ma­nia è pron­to per tor­na­re a casa.

Accolto da eroe, trattato da criminale

17 gen­na­io 2021. Tem­po di usci­re dall’aeroporto She­re­me­tye­vo di Mosca e subi­to vie­ne arre­sta­to, pro­ces­sa­to per diret­tis­si­ma nel­la sta­zio­ne loca­le di poli­zia e incar­ce­ra­to per un mini­mo di 30 gior­ni. Il moti­vo? Naval­ny “tra­sfe­ren­do­si” in Ger­ma­nia avreb­be elu­so la liber­tà vigi­la­ta e quin­di sal­ta­to l’obbligo di fir­ma impo­sto­gli da una con­dan­na, non anco­ra defi­ni­ti­va, del 2014.

Il 2 feb­bra­io vie­ne con­dan­na­to defi­ni­ti­va­men­te a 2 anni e 5 mesi di car­ce­re e due gior­ni dopo il medi­co che gli ha sal­va­to la vita nell’ospedale di Omsk muo­re improv­vi­sa­men­te in cir­co­stan­ze non anco­ra del tut­to chia­ri­te. Ma nean­che la deten­zio­ne fer­ma Naval­ny. Men­tre in tut­ta la Rus­sia scop­pia­no pro­te­ste e si svol­go­no mani­fe­sta­zio­ni per il suo rila­scio (più di 5000 mani­fe­stan­ti arre­sta­ti), dal car­ce­re lan­cia la sua ulti­ma inchie­sta fir­ma­ta FBK, un film-docu­men­ta­rio (che ha supe­ra­to le 90 milio­ni di visua­liz­za­zio­ni su You­Tu­be) riguar­do gli appal­ti e la cor­ru­zio­ne die­tro la costru­zio­ne di una resi­den­za prin­ci­pe­sca, pri­va­ta e segre­ta sul­le rive del Mar Nero, dell’attuale pre­si­den­te del­la Fede­ra­zio­ne Rus­sa, non­ché sua neme­si, Vla­di­mir Putin.

Andrea Petroz­zi


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