Amélie, sognatrice, immaginazione, cinema, Jean-Pierre Jeunet, Le fabuleux destin d’Amélie Poulain

AMÉLIE POULAIN, INSTANCABILE SOGNATRICE

Amé­lie ama anda­re al cine­ma. Le pia­ce vol­tar­si nel buio e osser­va­re le fac­ce degli altri spet­ta­to­ri, coglie­re quei par­ti­co­la­ri che nes­su­no note­rà mai.

Amé­lie ama anche ritor­na­re al cine­ma e lo ha fat­to il 12 e 13 mag­gio scor­si in occa­sio­ne dei suoi vent’anni.

Amélie, sognatrice, immaginazione, cinema, Jean-Pierre Jeunet, Le fabuleux destin d’Amélie Poulain

La pel­li­co­la fran­ce­se, al sapo­re di crè­me brû­lée, era usci­ta per la pri­ma vol­ta nel­le sale pari­gi­ne il 25 Apri­le 2001, otte­nen­do in poco tem­po incas­si da record assie­me al tito­lo di “film più visto dell’anno”. Il suc­ces­so straor­di­na­rio ven­ne reso pal­pa­bi­le anche dal­le cin­que can­di­da­tu­re agli Oscar e dal posto che il New York Times le dedi­cò nel­la lista The Best 1000 Movies Ever Made. La fia­ba eccen­tri­ca di Jean-Pier­re Jeu­net è impres­sa nel­la memo­ria col­let­ti­va oltre che nel­le clas­si­fi­che, tan­to che oggi se ne par­la anco­ra.

LE FABULEUX DESTIN D’AMÉLIE POULAIN

La paro­la “desti­no” man­ca nel tito­lo ita­lia­no, nono­stan­te sia cen­tra­le nel­la sto­ria. Al suo posto c’è “mon­do”. Un mon­do, quel­lo di Amé­lie, fat­to di colo­ri pul­san­ti che riflet­to­no le sue sen­sa­zio­ni, un uni­ver­so sen­za pro­por­zio­ni dove le pic­co­le cose assu­mo­no gran­de impor­tan­za.

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Ricor­de­re­te la mano che affon­da in un sac­co di legu­mi, i sas­si che rim­bal­za­no sul cana­le e la cro­sta croc­can­te del­la crè­me brû­lée rot­ta dal­la pun­ta del cuc­chiai­no. Per l’instan­ca­bi­le sogna­tri­ce che è Amé­lie sono que­sti i pia­ce­ri del­la vita, il resto non è così impor­tan­te, alme­no fino a quan­do il desti­no non bus­sa alla sua por­ta per por­tar­le di fron­te una real­tà sco­no­sciu­ta, total­men­te estra­nea agli sche­mi a cui è abi­tua­ta. L’amore è un’entità più gran­de di lei, ma quel­lo che non sa è che le può dona­re più di quan­to pos­sa mai imma­gi­na­re.

UN PERSONAGGIO… DUE IDENTITA’

In Amé­lie con­ver­go­no due iden­ti­tà: da un lato un giu­sti­zie­re masche­ra­to, come quel­lo crea­to da John­ston McCul­ley famo­so per la sua “zeta”; dall’altro una ragaz­za per­sa nei suoi sogni, un po’ come Ali­ce nel pae­se del­le mera­vi­glie. Ciò che muo­ve Amé­lie è il desi­de­rio di aiu­ta­re gli altri e di inter­ve­ni­re nel cor­so degli even­ti per rega­la­re fram­men­ti di feli­ci­tà. Una mis­sio­ne carat­te­riz­za­ta da un buo­ni­smo esa­spe­ra­to che però non vie­ne mostra­ta come un model­lo da segui­re; al con­tra­rio si sot­to­li­nea l’assurdità di que­sto atteg­gia­men­to e del suo con­ti­nuo rifu­giar­si nell’immaginazione.

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Il nar­ra­to­re deli­nea infat­ti il pro­fi­lo di una gio­va­ne inca­pa­ce di strin­ge­re lega­mi auten­ti­ci, se non all’interno del­la sua fan­ta­sia. “È al cen­tro eppu­re ne è fuo­ri” dice l’uomo di vetro rife­ren­do­si alla ragaz­za del suo dipin­to e impli­ci­ta­men­te ad Amé­lie. “For­se è solo diver­sa dagli altri” o for­se vuo­le esser­lo per pau­ra di immer­ger­si in un mon­do che le può sfug­gi­re da un momen­to all’altro, sen­za che sia lei a deci­de­re dove e come pro­se­gui­re.

TRA REALISTI E SOGNATORI   

Jean-Pier­re Jeu­net ci rega­la 129 minu­ti di stra­va­gan­te roman­ti­ci­smo per eva­de­re dal­la quo­ti­dia­ni­tà e tuf­far­ci in un qua­dro impres­sio­ni­sta di Renoir sul­le note del­la fisar­mo­ni­ca di Yann Tier­sen. Il tut­to sem­bra esser­si ispi­ra­to al con­cet­to car­di­ne di que­gli stes­si arti­sti impres­sio­ni­sti: nes­sun fre­no alla crea­ti­vi­tà.

La voglia di fan­ta­sti­ca­re ci per­met­te di supe­ra­re i con­fi­ni del rea­le, ma quan­do è il momen­to di tor­na­re coi pie­di per ter­ra? È meglio esse­re ingua­ri­bi­li sogna­to­ri o con­vin­ti rea­li­sti? Affi­dar­si trop­po alla men­te rischia di por­tar­ci a vive­re nel­le illu­sio­ni, ma è anche vero che l’idealismo, in pic­co­le dosi, può diven­ta­re sti­mo­lo per azio­ni con­cre­te. Il sogno non deve per for­za esse­re qual­co­sa di irrea­liz­za­bi­le, può esse­re sem­pli­ce – Amé­lie lo dimo­stra fin trop­po bene – basta non lasciar­si tra­sci­na­re dal desti­no. Amé­lie si era pro­po­sta di cam­bia­re le vite degli altri dimen­ti­can­do­si del­la pro­pria, ma per for­tu­na par­lia­mo di una favo­la, anche se moder­na, che rac­chiu­de quin­di un lie­to fine.

Il miglior modo di (ri)vedere que­sto film è pen­sa­re al cine­ma come uno spec­chio dove poter osser­va­re il pro­prio rifles­so accan­to a quel­lo dei per­so­nag­gi, sen­za per for­za imme­de­si­mar­si in uno di loro. Ad Amé­lie pia­ce affac­ciar­si ad un mon­do imma­gi­na­rio dove vie­ne dipin­ta un po’ di real­tà… e anche a noi.

Sul­la play­li­st de Lo Sba­glia­to abbia­mo aggiun­to due dei miglio­ri bra­ni del­la colon­na sono­ra… cor­ri ad ascol­tar­li !

Sofia Cic­cot­ta

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