Amore e altre cose ovvie 5

Amore e altre cose ovvie – Ep.5

Amore e altre cose ovvie 5
Se c’è una cosa che Sam ricor­da­va di sua madre era il sof­fio del suo respi­ro quan­do il mon­do scor­re­va davan­ti ai suoi occhi in una vec­chia auto del­la poli­zia. Ste­so sul seno-cusci­no di sua madre sen­ti­va, oltre la mor­bi­dez­za del­la pel­le caden­te, il respi­ro zop­pi­can­te, come un mara­to­ne­ta sfi­ni­to che non ce la fa più. 
Sam non pote­va ovvia­men­te sape­re che quel­la squal­li­da sca­to­let­ta di metal­lo lo avreb­be por­ta­to via dal­la sua “fami­glia” e che non sareb­be sta­ta solo una vol­ta. Non ricor­da­va altro, anzi era impro­ba­bi­le si ricor­das­se qual­sia­si cosa, dato che ciò avvie­ne quan­do Sam ave­va tre anni. Ma dav­ve­ro, non pote­te non cre­der­mi, l’unico ricor­do che ave­va, o che vole­va ave­re, era il som­mes­so sospi­ro di sua madre di cui non avreb­be mai sapu­to il nome, nem­me­no in segui­to. 

Nove anni non sono deci­sa­men­te abba­stan­za per ini­zia­re a rea­liz­za­re i trau­mi di una vita bre­ve quan­to inca­si­na­ta, ma quan­do lo conob­bi, una soleg­gia­ta mat­ti­na d’agosto, capii che, in fon­do a que­gli occhi color nes­su­no, sape­va. Non pote­va sicu­ra­men­te capi­re, ma era ovvia­men­te coscien­te di quel­lo che gli era acca­du­to: le per­so­ne nel­la vita ave­va­no qual­co­sa da ama­re pri­ma di lui e nel momen­to in cui lo capi­va­no, se ne anda­va­no. C’era sem­pre qual­co­sa o qual­cu­no che avi­da­men­te ruba­va quel poco di amo­re che il desti­no fat­tuc­chie­re lascia­va scar­sa­men­te usci­re dal­la fon­ta­na del caso. Que­sto copio­ne si ripe­te­va ogni vol­ta che le car­te del­la sua vita ave­va­no un atti­mo di respi­ro dal vor­ti­co­so mesco­la­men­to; si acquie­ta­va­no nel­le mani del fol­le mago che si diver­ti­va a far­ci del­le illu­sio­ni. Si ripe­te­va dal gior­no in cui la mac­chi­na del­la poli­zia, chia­ma­ta da vici­ni pre­oc­cu­pa­ti, ave­va scon­vol­to il “nor­ma­le” svol­gi­men­to di un’infanzia da rin­fac­cia­re poi, in ado­le­scen­za, ai pro­pri incol­pe­vo­li geni­to­ri. Infan­zia che Sam avreb­be dovu­to rim­pro­ve­ra­re ai suoi geni­to­ri – la dipen­den­za da eroi­na più varie ed even­tua­li sostan­ze, anche in gra­vi­dan­za, non sono le miglio­ri con­di­zio­ni di cre­sci­ta per un bam­bi­no – ma per sua for­tu­na non ebbe nem­me­no un’infanzia con i suoi geni­to­ri bio­lo­gi­ci e nem­me­no una disa­stro­sa quan­to bur­ra­sco­sa ado­le­scen­za. Que­sto espe­dien­te nar­ra­ti­vo aggiun­ge­va sicu­ra­men­te l’elemento dram­ma­ti­co al già strug­gen­te cano­vac­cio dell’orfanello sra­di­ca­to nel­la sce­neg­gia­tu­ra del­la sua vita, che sem­bra­va scrit­ta dal mago vedo­vo di feli­ci­tà che tan­to si diver­ti­va con lui.

Cor­re­va l’anno 2013 quan­do il buon ven­to dell’assistenza socia­le ame­ri­ca­na lo por­tò lon­ta­no dal­la sua fami­glia bio­lo­gi­ca, rima­nen­do però vici­no alle sue radi­ci appar­te­nen­ti a Rho­de Island. I sob­bor­ghi popo­la­ri di Pro­vi­den­ce furo­no la nuo­va dimo­ra e Lua­na fu il suo suc­ces­si­vo respi­ro pas­seg­ge­ro da cui far­si cul­la­re. Accol­se Sam nel­la sua pre-esi­sten­te fami­glia con la moda­li­tà di affi­da­men­to. Chi non è pra­ti­co di ado­zio­ni non sa che l’affido è una for­ma tem­po­ra­nea fina­liz­za­ta al ricon­giun­gi­men­to con la fami­glia bio­lo­gi­ca. Ele­men­to for­se scon­ta­to nel­la sce­neg­gia­tu­ra del­la vita di Sam, ma il giu­di­ce si tro­vò costret­to nel 2017, ben quat­tro anni dopo la denun­cia per negli­gen­za, a estin­gue­re i dirit­ti paren­ta­li. Que­sta for­se era l’unica cosa che non sape­va e non dove­va sapere…ma i geni­to­ri non ave­va­no mai pro­va­to a ripren­der­si que­sto bam­bi­no dagli occhi scu­ri come il catra­me e mai lo avreb­be­ro fat­to. Con­ti­nuò, quin­di, l’affido con Lua­na e la sua fami­glia: Sam era l’ultimo arri­va­to dopo il secon­do matri­mo­nio di Lua­na, Josè. I due vive­va­no in un micro­sco­pi­co bilo­ca­le di un palaz­zo che puz­za­va di sot­to­pro­le­ta­ria­to dome­ni­ca­no (pro­fon­da­men­te mal con­si­de­ra­to dal­le auto­ri­tà). Insie­me a loro c’era Maria, figlia del pri­mo matri­mo­nio di Lua­na. Sam in que­sto mon­do arri­vò come un ani­ma­le da com­pa­gnia. Potrà sem­bra­re estre­ma­men­te bru­ta­le come asso­cia­zio­ne, ma rice­vet­te l’amore che una nor­ma­le per­so­na dareb­be a un gat­to. Non come quei paz­zi che trat­ta­no gli ani­ma­li come uomi­ni pen­san­ti. Ven­ne insom­ma gesti­to, non ven­ne ama­to. C’era dell’affetto nel­la tele­vi­sio­ne sem­pre acce­sa sul cana­le dei car­to­ni, nel tet­to sem­pre sul­la testa e nel piat­to cal­do sem­pre pron­to in tavo­la. Pec­ca­to che fos­se sem­pre riso e fagio­li, come da tra­di­zio­ne Domi­ni­ca­na, e Sam non ne pote­va più di riso e fagio­li. 

Era abban­do­na­to all’anarchia dei sei anni che, nel 2016, si tra­du­ce­va­no nel­la tota­le stra­fot­ten­za del­la scuo­la, dei dove­ri, del­le rego­le e nell’incondizionato amo­re per il cana­le dei car­to­ni… e Pep­pa Pig, soprat­tut­to lei. Si sa i gat­ti si fan­no gli affa­ri loro, man­gia­no, dor­mo­no, qual­che vol­ta si lamen­ta­no. Nes­sun tipo di edu­ca­zio­ne gli ven­ne impo­sta e l’amore dato­gli si limi­ta­va al soli­to pet­to fem­mi­ni­le di cui ave­va impa­ra­to a deco­di­fi­ca­re i respi­ri. Il respi­ro di Lua­na era quel­lo del pro­le­ta­ria­to del­la pro­vin­cia di pro­vi­den­ce, che ave­va tra­scu­ra­to mil­le raf­fred­do­ri in vir­tù del­le Mal­bo­ro sil­ver Blu. La siga­ret­ta era costan­te­men­te arpio­na­ta nel­le dita dopo il tur­no in ospe­da­le come infer­mie­ra che fini­va alle 20. Sam, dopo un pome­rig­gio di nul­la, si acciam­bel­la­va come un gat­ti­no, per rice­ve­re il nume­ro mini­mo gior­na­lie­ro di grat­ti­ni. Durò per un po’ come rou­ti­ne, tan­to che ini­zia­va a pren­de­re le par­ven­ze di nor­ma­li­tà per gli occhi color nes­su­no di Sam, ma il mago che era un indo­len­te riva­le del­la noia, pre­se il “maz­zo di Sam” e lan­ciò tut­to all’aria.

Una sera qua­lun­que, men­tre la fami­glia era davan­ti alla tele­vi­sio­ne, uni­co momen­to di coe­sio­ne, un baston­ci­no bian­co che ripor­ta­va due linee blu scal­zò via Sam del diva­no: Lua­na era final­men­te incin­ta di Josè. Sam cre­do capì che le lacri­me di feli­ci­tà di quel­la don­na-siga­ret­ta sareb­be­ro diven­ta­te la cor­ren­te di un fiu­me che lo avreb­be por­ta­to lon­ta­no. Nel feb­bra­io 2017 ini­ziò il caos, comin­ciò a non capi­re nul­la, i suoi occhi color nes­su­no ini­zia­ro­no a esse­re color pau­ra, col­le­ra, vio­len­za e ran­co­re ver­so que­sto Mago chia­ma­to desti­no. Non esi­sto­no paro­le per il biso­gno di amo­re di un bam­bi­no. 

Men­tre Lua­na rifiu­ta­va la pro­po­sta di ado­zio­ne nel set­tem­bre 2017, c’erano due esse­ri uma­ni distan­ti da lui chi­lo­me­tri d’amore che scel­se­ro l’adozione in alter­na­ti­va a una cop­pia sur­ro­ga­ta. Capi­tò una sera al cine­ma mesi pri­ma, dopo aver visto una pub­bli­ci­tà di un’associazione di ado­zio­ni in una di quel­le infi­ni­te pre-film (dan­na­to mar­ke­ting). 

Mar­cel­lo e Lapo era­no distan­ti anni luce, sia emo­ti­va­men­te che cul­tu­ral­men­te, dal tor­men­to di Sam, ma dopo aver­li cono­sciu­ti sono sem­pre più con­vin­ta che non ci sia­mo per­cor­si imper­cor­ri­bi­li per ani­me che voglio­no amo­re e un’anima che non vuo­le altro che amo­re. Dire che Mar­cel­lo e Lapo abbia­mo sal­va­to in cor­ner il maz­zo del­la vita di Sam, è dire poco. La magia, quel­la buo­na, avven­ne nell’ottobre 2017. Dopo mesi di cor­si dif­fi­ci­lis­si­mi ed este­nuan­ti per dare a que­sto bam­bi­no tut­to quel­lo che non ave­va mai avu­to, lo conob­be­ro. Sam ven­ne con­dot­to con altri bam­bi­ni a una sala gio­chi con il suo assi­sten­te socia­le e notò subi­to nel par­cheg­gio una mac­chi­na gial­la. Non lo sape­va anco­ra, ma il gial­lo era il suo colo­re pre­fe­ri­to. L’assistente ad un cer­to pun­to chie­se a due uomi­ni sedu­ti a un tavo­lo mez­zo vuo­to se lui e Sam potes­se­ro seder­si. 

Scon­ta­to dire che fu amo­re, Sam si inna­mo­rò di quei due. La bar­ba ispi­da di Mar­cel­lo e la pela­ta di Lapo ave­va­no fat­to col­po e lui dis­se che vole­va gio­ca­re con loro. E da quel momen­to fu tut­to in “disce­sa”. O meglio l’amore ave­va ucci­so quel dan­na­to mago e la sua sadi­ca voglia di diver­ti­men­to, le par­ti ori­gi­na­li del­la mela era­no sta­te ricon­giun­te. Ave­va­no tro­va­to tut­ti e tre il loro posto.

Pas­sa­ro­no però mesi duris­si­mi di visi­te pro­gres­si­ve, pian­ti, fati­che, sacri­fi­ci, psi­coa­na­li­si, males­se­ri fisi­ci e psi­co­lo­gi­ci, visi­te medi­che e spe­se che por­ta­ro­no al 25 otto­bre 2019…dove non è neces­sa­rio che rovi­ni l’euforia di un momen­to così bel­lo con le mie paro­le ester­ne e igna­re di tan­ta feli­ci­tà. Quan­do gli occhi color nes­su­no, nell’agosto 2019, vide­ro “un uomo sale e pepe”, “una cor­pu­len­ta don­na dai for­ti trat­ti medi­ter­ra­nei e un gran­de sor­ri­so”, “un ragaz­zi­no di più o meno 10 anni, ben robu­sto” e “una ragaz­za dai capel­li fol­ti e una fel­pa del Gol­den Gate Brid­ge” non capi­ro­no per­ché era­no tut­ti così scos­si nel sen­ti­re que­sta sto­ria rac­con­ta­ta da Papà Mar­cel­lo. Sam non sape­va che Vale­ria, la gran­de signo­ra dal gran­de sor­ri­so, era una sto­ri­ca col­le­ga di Mar­cel­lo e che quel­la era la sua fami­glia: suo mari­to Gior­gio e i suoi due rumo­ro­si figli, Bian­ca e Leo. 

Ma a lui que­sto, giu­sta­men­te, non fre­ga­va tan­to vole­va solo che io, Bian­ca, gio­cas­si con lui, i suoi pelu­che e i suoi lego di Har­ry Pot­ter. Que­gli occhi color nes­su­no rilas­sa­ti dopo anni di tem­pe­sta mi sono rima­sti tal­men­te impres­si che ho deci­so di rac­con­ta­re il viag­gio fat­to dal­la mia fami­glia attra­ver­so rac­con­ti vero­si­mi­li (que­sto rac­con­to, come gli altri è infat­ti trat­to da una sto­ria vera) per ter­mi­na­re con Sam. 

Sen­za nem­me­no ren­der­me­ne con­to ho scrit­to d’amore in tut­ti que­sti rac­con­ti: par­ten­do da Meg e Greg e il loro amo­re mol­to più che un’assonanza, Bill Hade­ly e Law­ren­ce Mar­tìn con il loro pla­to­ni­co rap­por­to, pro­se­guen­do con Rhon­da Ros­si e il suo She­ra­ton Hotel, per fini­re con il sospe­so incon­tro tra Dana e Ingrid. Lascian­do indi­zi di per­so­nag­gi teo­ri­ca­men­te ano­ni­mi, la mia fami­glia, par­te inte­gran­te del mio pun­to di vista di nar­ra­to­re. Il truc­co è sve­la­to in quest’ultimo rac­con­to d’amore da cui mi sepa­re­rò malin­co­ni­ca­men­te.

Sono solo rin­cuo­ra­ta al pen­sie­ro che le sto­rie da rac­con­ta­re giun­ga­no alla mia fan­ta­sia con la for­tu­na e la magia che con­dus­se la mac­chi­na gial­la di Mar­cel­lo e Lapo nel­la vita di Sam, ucci­den­do final­men­te il fat­tuc­chie­re del desti­no.