San Pietroburgo, Russia, Jan Brokken, viaggio, storia

Bagliori a San Pietroburgo: un viaggio nella ex capitale russa tra le pagine della storia

Giran­do tra gli scaf­fa­li di una libre­ria ho sco­va­to Baglio­ri a San Pie­tro­bur­go e già sfo­glian­do qual­che pagi­na non ho potu­to lasciar­me­lo sfug­gi­re. 

Mol­to spes­so, negli ulti­mi mesi, mi sono tro­va­ta a fan­ta­sti­ca­re sul­la vec­chia capi­ta­le di uno dei più gran­di impe­ri mai esi­sti­ti. Da sem­pre San Pie­tro­bur­go eser­ci­ta un gran­dis­si­mo fasci­no su di me: sul­la me bam­bi­na guar­dan­do il car­to­ne di ani­ma­zio­ne Ana­sta­sia, e sul­la me ado­le­scen­te, con i gran­di clas­si­ci del­la let­te­ra­tu­ra e i bel­lis­si­mi palaz­zi.
Dove­te sape­re che io sono una gran­dis­si­ma aman­te dell’inverno e del fred­do, ma cosa c’entra que­sto con l’articolo? Ora ve lo spie­go…

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Quest’estate, giran­do tra gli scaf­fa­li del­la libre­ria del­la mia cit­tà in cer­ca di un roman­zo che mi tenes­se com­pa­gnia sot­to l’ombrellone, ho sco­va­to Baglio­ri a San Pie­tro­bur­go e già solo sfo­glian­do qual­che pagi­na non ho potu­to lasciar­me­lo sfug­gi­re. Da sem­pre sono una gran­de aman­te del­la sto­ria, mi pia­ce sape­re qua­li azio­ni han­no por­ta­to alla real­tà in cui vivia­mo oggi e que­sto libro mi per­mes­so di col­ma­re gran­dis­si­me curio­si­tà che ave­vo da un po’ di tem­po; come ad esem­pio sape­re di più sul­la vita del­le per­so­ne “nor­ma­li” che vive­va­no nel­la ex capi­ta­le, come han­no influi­to su di loro le rivo­lu­zio­ni rus­se (quel­la di feb­bra­io e quel­la più aggres­si­va e vio­len­ta di otto­bre).

Gra­zie a que­sto roman­zo, anche se non so se si pos­sa pro­prio defi­ni­re roman­zo, ho sco­per­to tan­to su que­sta cit­tà che vor­rei poter visi­ta­re e nel­la qua­le mi pia­ce­reb­be anche abi­ta­re in futu­ro.
Vor­rei ammi­ra­re il monu­men­to ad Anna Ach­ma­to­va (анна ачматова in rus­so), una poe­tes­sa straor­di­na­ria, oltre che una don­na con una for­za irre­fre­na­bi­le; una don­na che non si è lascia­ta abbat­te­re dal­la cen­su­ra, dal regi­me comu­ni­sta appe­na instau­ra­to e che non ha lascia­to che la socie­tà la uni­for­mas­se agli altri. Vor­rei cam­mi­na­re nel­la stra­da di Dostoe­v­skij, Tur­ge­nev, Čaj­ko­v­skij e Gogol’, altro che “walk of fame”. Fino ad arri­va­re ai masto­don­ti­ci e mae­sto­si palaz­zi impe­ria­li. Quan­ti, come me, dopo aver­li visti alme­no una vol­ta in foto­gra­fia si sono imma­gi­na­ti czar o cza­ri­na? Dite­mi che non sono l’unica…

Que­sto libro nell’attuale perio­do di pan­de­mia è qual­co­sa di feno­me­na­le; ci fa viag­gia­re nel tem­po e nel­lo spa­zio, ci fa cam­mi­na­re tra le stra­de di una cit­tà popo­la­ta dai fan­ta­smi del­le più bril­lan­ti figu­re del dician­no­ve­si­mo e ven­te­si­mo seco­lo La cit­tà descrit­ta nel roman­zo Le not­ti bian­che ci fa veni­re un’irrefrenabile voglia di fare una pas­seg­gia­ta lun­go la Neva, ammi­ran­do palaz­zi e chie­se con quel­le cupo­le stu­pen­de.

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Jan Brok­ken in que­sto è bra­vis­si­mo; ci por­ta con lui duran­te i suoi viag­gi in Rus­sia, ci por­ta nel­la sua espe­rien­za in un mon­do mol­to diver­so da come ce lo aspet­te­rem­mo ma lo fa con un’eleganza tale che non si rie­sce a pen­sa­re di non tro­var­si in Rus­sia, nono­stan­te ci si tro­vi sul pro­prio diva­no in una cit­ta­di­na sper­du­ta in Ita­lia, o, come nel mio caso, su un let­ti­no in spiag­gia a lamen­tar­si del cal­do e di non poter sen­ti­re la brez­za di Pie­tro­bur­go sul­la pel­le.

Io farei car­te fal­se per poter­mi tra­sfe­ri­re lì doma­ni, per poter cam­mi­na­re su quel­le stra­de, per poter vede­re quei luo­ghi e respi­ra­re quel­la cul­tu­ra. Jan Brok­ken deli­nea per­fet­ta­men­te quel tipo di socie­tà con i suoi pro­ta­go­ni­sti, dei ribel­li let­te­ra­ri che per sfug­gi­re alla cen­su­ra sono dispo­sti a rischia­re tut­to, sia con l’impero che poi con il regi­me comu­ni­sta. Ci por­ta al museo dell’Hermitage, che pos­so assi­cu­rar­vi esse­re stu­pen­do (l’ho visi­ta­to con Goo­gle nel­lo scor­so loc­k­do­wn, ci por­ta agli occhi tan­ta bell­lez­za, quan­to tan­ta cru­del­tà ed indif­fe­ren­za.

Per con­clu­de­re vor­rei ripor­ta­re le paro­le dell’autore che mi han­no poi con­vin­ta ad acqui­sta­re il libro: “ Se San Pie­tro­bur­go non fos­se esi­sti­ta, avrei inven­ta­to io que­sta cit­tà che son­nec­chia sul fiu­me, come uno sta­to d’animo che mi cor­ri­spon­de per sem­pre.” Direi che dopo que­sto qua­dro che vi ho appe­na fat­to potrem­mo diven­ta­re tut­ti bim­bi di Санкт-Петербург ( Saint Peter­sburg).

Isa­bel­la Cra­veia

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