Baudelaire, bellezza, poesia

BAUDELAIRE E LA BELLEZZA: TRA LUCE E OBLIO (PARTE 1)

Dinan­zi alla paro­la bel­lez­za, si ini­zia ad imma­gi­na­re qual­co­sa di puro e luc­ci­can­te, qual­co­sa che sta sot­to la super­fi­cie, che va tro­va­to e sco­per­to. Eppu­re, secon­do il poe­ta fran­ce­se Char­les Bau­de­lai­re la Bel­lez­za è qual­co­sa di solo appa­ren­te­men­te luc­ci­can­te, che sot­to il suo baglio­re nascon­de le più per­fi­de inten­zio­ni, in gra­do di con­dur­re nel più buio abis­so.

In “Fio­ri del male”, una del­le rac­col­te di poe­sie più impor­tan­ti del poe­ta, la Bel­lez­za occu­pa uno spa­zio impor­tan­te; egli di fat­to dedi­ca a quest’ultima nume­ro­si com­po­ni­men­ti, dove rie­sce a met­te­re in luce la sua idea di bel­lez­za, che tra­vol­ge e ingan­na.

Baudelaire, bellezza, poesia

In un com­po­ni­men­to tro­via­mo la pro­so­po­pea del­la Bel­lez­za, la qua­le con un fare pre­sun­tuo­so e sofi­sti­ca­to si rivol­ge diret­ta­men­te agli uomi­ni, con taglien­te fasci­no li deri­de, esal­tan­do il pote­re che eser­ci­ta su di loro. Infat­ti, la Bel­lez­za è l’origine del­le arti, ispi­ra i poe­ti e gli arti­sti, la don­na -emble­ma del­la bel­lez­za- è per il poe­ta una dea, a cui tut­ti gli sfor­zi degli uomi­ni, soprat­tut­to gli arti­sti, devo­no esse­re tesi. La Bel­lez­za non ha un fine mora­le, ma è fine a sé stes­sa, a carat­te­re con­tem­pla­ti­vo, neces­sa­ria per l’esistenza dell’ispirazione poe­ti­ca per la con­ser­va­zio­ne eter­na del bel­lo.

Di fat­to, per il poe­ta, essa può esi­ste­re solo a con­di­zio­ne che coe­si­sta­no due prin­ci­pi: eter­ni­tà e asso­lu­tez­za; infat­ti, solo l’arte, essen­do fine a sé stes­sa, con­ser­ve­rà in eter­no il bel­lo, tra­la­scian­do la mora­le che al con­tra­rio è mute­vo­le. Inol­tre la bel­lez­za, indi­pen­den­te­men­te di chi sia pro­pria, è una poten­za supre­ma, appar­te­nen­te all’assoluto.

Suc­ces­si­va­men­te nel com­po­ni­men­to deno­mi­na­to “Inno alla Bel­lez­za”, il poe­ta ci pre­sen­ta quest’ultima in modo dif­fe­ren­te; di fat­to ora è lui stes­so che par­la e la invo­ca con gran­de desi­de­rio, sen­te que­sto gesto come neces­sa­rio, vuo­le nascon­der­si dal mon­do cru­de­le che non lo accet­ta, ha biso­gno di lei come cura effi­me­ra alla sua dispe­ra­zio­ne per ave­re un bre­ve momen­to di feli­ci­tà e spen­sie­ra­tez­za, indi­pen­den­te­men­te del­la sua vera natu­ra, infer­na­le o para­di­sia­ca. Ricor­ren­do anco­ra una vol­ta ai con­cet­ti di bel­lez­za eter­na e asso­lu­ta, il poe­ta ci pre­sen­ta que­sta come qual­co­sa di tan­to affa­sci­nan­te e tra­vol­gen­te quan­to però ingan­ne­vo­le, effi­me­ra e sem­pli­ce­men­te inaf­fer­ra­bi­le.

Gli uomi­ni più bru­ta­li e visci­di la inse­guo­no, cer­can­do di rag­giun­ger­la, di affer­rar­la, strin­ger­la a sé per sem­pre, ma tut­ti i loro sfor­zi risul­te­ran­no vani. Infat­ti, la bel­lez­za sfug­gi­rà sem­pre alle mani degli uomi­ni, scher­nen­do­li, ingan­nan­do­li, illu­den­do­li che la gio­ia sia rag­giun­gi­bi­le.  Da que­sto com­po­ni­men­to deri­va l’amara con­sa­pe­vo­lez­za che la bel­lez­za non è altro che la voce del pec­ca­to, del­la veri­tà aspra e dolo­ro­sa che riguar­da la con­di­zio­ne uma­na; l’uomo ricer­ca dispe­ra­ta­men­te qual­che for­ma di armo­nia, la bra­ma per poter sfug­gi­re, alme­no per qual­che secon­do, alla cor­ru­zio­ne del­la sua situa­zio­ne e alla con­sa­pe­vo­lez­za del­la sua dan­na­zio­ne, per­den­do in par­ten­za.

Baudelaire, bellezza, poesia

In un ulte­rio­re com­po­ni­men­to deno­mi­na­to “Pro­fu­mo eso­ti­co”, Bau­de­lai­re ten­ta di sfug­gi­re al suo males­se­re, rac­con­tan­do di un viag­gio oni­ri­co ed eso­ti­co gui­da­to da uno sguar­do e dal pro­fu­mo di una don­na, rap­pre­sen­tan­te pro­ba­bil­men­te la bel­lez­za stes­sa, il poe­ta met­te in luce come il sem­pli­ce pro­fu­mo fac­cia per­ce­pi­re la cor­po­rei­tà dell’altro, la vita che scor­re, gra­zie al qua­le imma­gi­na luo­ghi, situa­zio­ni para­di­sia­che dove poter stac­ca­re dal­la cru­del­tà del­la vita e sen­tir­si par­te di qual­co­sa. Anche la natu­ra più osti­le all’animo si tra­sfor­ma in qual­co­sa di vigo­ro­so, come il cor­po del­la sua don­na. La fem­mi­ni­li­tà vie­ne affian­ca­ta così agli aspet­ti più vivi, rigo­glio­si del mon­do cir­co­stan­te, facen­do sen­ti­re il poe­ta in pie­na esta­si.

Noe­mi Ros­si­ni

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