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Chloé Zhao

Plu­ri­pre­mia­ta ai DGA Awards e agli Oscar per il suo “Nomad­land”, sco­pria­mo chi è Chloé Zhao: la secon­da don­na nel­la sto­ria a otte­ne­re tali rico­no­sci­men­ti.

VITA E STUDI

Chloé Zhao (all’anagrafe Zhao Ting) nasce a Pechi­no nel 1982.

Come lei stes­sa rac­con­ta, la regi­sta è cre­sciu­ta matu­ran­do una vera e pro­pria fis­sa­zio­ne per “tut­to ciò che è occi­den­ta­le”.

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Duran­te la pri­ma ado­le­scen­za, difat­ti, si tra­sfe­ri­sce in Inghil­ter­ra, avvian­do un ciclo di stu­di che con­clu­de­rà negli USA.

Ma è Wong Kar-wai, pro­dut­to­re cine­ma­to­gra­fi­co cine­se, a far­la inna­mo­ra­re del­la pro­fes­sio­ne.

Deci­de quin­di di iscri­ver­si alla New York Uni­ver­si­ty per stu­dia­re cine­ma, dove cono­sce Spi­ke Lee, pro­fes­so­re dell’università ame­ri­ca­na.

CARRIERA PROFESSIONALE

Tra il 2008 e il 2011 scri­ve e diri­ge diver­si cor­to­me­trag­gi, che la pre­pa­ra­no al vero esor­dio alla regia quan­do, nel 2015, rea­liz­za il suo pri­mo lun­go­me­trag­gio: “Song My Bro­thers Taught Me”.

L’opera, un ritrat­to del rap­por­to tra due fra­tel­li immer­si nel­la riser­va india­na di Pine Rid­ge, rap­pre­sen­ta l’avvio del gene­re per­so­na­le del­la Zhao: un ibri­do tra il film di fin­zio­ne e il docu­men­ta­rio.

La pel­li­co­la vie­ne pre­sen­ta­ta al Sudan­ce Film Festi­val e al Festi­val di Can­nes, otte­nen­do anche una can­di­da­tu­ra come Miglior film d’esordio agli Indi­pen­dent Spi­rit Awards.

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Nel 2017, diri­ge e co-pro­du­ce il film indi­pen­den­te “The Rider – Il sogno di un cow­boy”.

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L’opera – che nar­ra le vicen­de di un vero cow­boy alla ricon­qui­sta del pro­prio desti­no – ha otte­nu­to 4 can­di­da­tu­re agli Spi­rit Awards ed è sta­to mol­to apprez­za­to dal­la cri­ti­ca: “miglior film dell’anno” (Natio­nal Socie­ty of Film Cri­tics).

Come per il suo film pre­ce­den­te, Chloé Zhao sfrut­ta un deri­va­to del cine­ma neo­rea­li­sta, col­la­bo­ran­do con atto­ri non pro­fes­sio­ni­sti, dan­do modo di emer­ge­re con for­za a quel­la com­po­nen­te docu­men­ta­ri­sti­ca che tan­to carat­te­riz­za i suoi lavo­ri.

NOMADLAND

La regi­sta tren­ta­no­ven­ne ha scrit­to, diret­to, co-pro­dot­to e mon­ta­to quel­lo che sem­bra esse­re il suo capo­la­vo­ro: “Nomad­land”, il suo ter­zo lun­go­me­trag­gio.

Il film, le cui ripre­se ini­zia­ro­no nel 2018, è usci­to lo scor­so anno, e rac­con­ta la vicen­da di una don­na che, dopo aver per­so tut­to duran­te la Gran­de Reces­sio­ne, intra­pren­de un viag­gio attra­ver­so il West ame­ri­ca­no, viven­do come una moder­na noma­de.

Si trat­ta dell’adattamento cine­ma­to­gra­fi­co del libro di Jes­si­ca Bru­der (“Nomad­land – Un rac­con­to d’inchiesta” – 2017).

La pel­li­co­la ha vin­to nume­ro­si e impor­tan­ti pre­mi, a par­ti­re dal Leo­ne d’oro alla 77esima Mostra Inter­na­zio­na­le d’Arte Cine­ma­to­gra­fi­ca a Vene­zia (tenu­ta­si dal 2 al 12 set­tem­bre 2020).

Il 18 feb­bra­io, nel­la sera­ta dei Gol­den Glo­bes 2021, il film del­la Zhao si aggiu­di­ca due dei pre­mi più pre­sti­gio­si e ambi­ti: Miglior film dram­ma­ti­co e Miglior regia.

Si trat­ta, quel­la del­la regi­sta cine­se, di una vit­to­ria sim­bo­li­ca: la pri­ma don­na pre­mia­ta nel­la cate­go­ria per Miglior regia, dopo i 37 anni tra­scor­si dal­la con­se­gna del­la sta­tuet­ta a Bar­bra Strei­san nel 1984 per “Yen­tl”. Ma soprat­tut­to si trat­ta del­la pri­ma vit­to­ria in asso­lu­to per una don­na di ori­gi­ne asia­ti­ca.

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Tale pri­ma­to è sta­to con­fer­ma­to con la not­te degli Oscar, alla qua­le la Zhao si è pre­sen­ta­ta con ben 4 can­di­da­tu­re: nes­su­na don­na asia­ti­ca ave­va mai rice­vu­to così tan­te nomi­na­tion.

Chloé Zhao, pro­prio in tale con­te­sto, ha otte­nu­to una vit­to­ria sto­ri­ca: è sta­ta pre­mia­ta per Miglior film e Miglior regia.

“Nomad­land” trion­fa anche alla set­tan­ta­quat­tre­si­ma edi­zio­ne dei Baf­ta Awards (Bri­tish Aca­de­my of Film and Tele­vi­sion Arts).

La ceri­mo­nia è sta­ta tra­smes­sa dal­la Royal Albert Hall di Lon­dra, dove si è tenu­ta sen­za pub­bli­co a cau­sa del­le restri­zio­ni anti-Covid. Anche que­sta vol­ta il film del­la Zhao si è aggiu­di­ca­to 4 pre­mi: Miglior film, Miglior regia, Miglio­re attri­ce pro­ta­go­ni­sta (a Fran­ces McDor­mand) e Miglior foto­gra­fia.

OSCAR 2021

“Nomad­land”, che già domi­nò ai DGA Awards (i tro­fei asse­gna­ti dal sin­da­ca­to dei regi­sti di Hol­ly­wood), nel­la not­te tra il 25 e il 26 apri­le si aggiu­di­ca i pre­mi per Miglior film e Miglior regia.

La Zhao è la secon­da don­na, nel­la sto­ria del cine­ma, ad otte­ne­re un simi­le rico­no­sci­men­to dopo la vit­to­ria di Kath­ryn Bige­low con The Hurt Loc­ker nel 2009.

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Si trat­ta di un record in tut­ti i sen­si se tenia­mo con­to del fat­to che il film vin­ci­to­re è uno di quel­li con uno dei bud­get più bas­si di sem­pre.

“Nomad­land” por­ta a casa 3 vit­to­rie in tut­to: Fran­ces McDor­mand (la pro­ta­go­ni­sta) vin­ce la sta­tuet­ta come Miglior attri­ce.

Di segui­to vi ripor­tia­mo il discor­so del­la Zhao alla not­te degli Oscar:

«È sta­to un viag­gio fol­le che si fa una vol­ta nel­la vita. Ulti­ma­men­te ho pen­sa­to parec­chio a come tira­re avan­ti quan­do le cose si fan­no dure. Cre­scen­do in Cina face­vo un gio­co con mio papà: impa­ra­vo a memo­ria del­le poe­sie e poi le reci­ta­va­mo insie­me, cer­can­do di fini­re le fra­si l’uno dell’altra. Una fra­se dice che le per­so­ne alla nasci­ta sono intrin­se­ca­men­te buo­ne. Con­ti­nuo a cre­der­ci anche ades­so. Anche se a vol­te sem­bra vero il con­tra­rio, ho sem­pre tro­va­to la bon­tà nel­le per­so­ne. Que­sto pre­mio va a tut­ti quel­li che han­no il corag­gio di tene­re fede alla bon­tà che c’è in se stes­si e negli altri, indi­pen­den­te­men­te da quan­to pos­sa esse­re dif­fi­ci­le».

PROGETTI FUTURI

Rive­dre­mo Chloé Zhao nel suo pri­mo pro­get­to al di fuo­ri del cine­ma indi­pen­den­te: “Eter­nals” pro­dot­to dai Mar­vel Stu­dios. Si trat­ta dell’adattamento del fumet­to nato nel 1976, la cui usci­ta è pre­vi­sta per il pros­si­mo anno.

Anco­ra una vol­ta la Zhao con­qui­sta un pri­ma­to, essen­do la pri­ma regi­sta don­na al lavo­ra­re nell’Universo Cine­ma­to­gra­fi­co Mar­vel.

Que­sta vol­ta la regi­sta dovrà met­ter­si in gio­co cam­bian­do regi­stro, con­fron­tan­do­si con un gene­re total­men­te diver­so da quel­lo su cui fino a ora si è cimen­ta­ta.

Con que­sto pro­get­to la Zhao potrà dar pro­va del­la sua ver­sa­ti­li­tà e dimo­stra­re le sue indi­scus­se qua­li­tà.

Bea­tri­ce Taglia­pie­tra