Creare la creatività

Que­sto arti­co­lo è inte­rat­ti­vo, per ave­re un’esperienza com­ple­ta ti chie­do di met­ter­ti del­le cuf­fie e di ascol­ta­re la musi­ca pro­po­sta. 

Come fun­zio­na la crea­ti­vi­tà? Cosa spin­ge un uomo a crea­re qual­co­sa? E soprat­tut­to, è una pre­ro­ga­ti­va uma­na? 

Per le pri­me due doman­de pur­trop­po non so dare una rispo­sta, per la ter­za inve­ce si.
Il bra­no che ho pro­po­sto sopra è una com­po­si­zio­ne di straor­di­na­ria bel­lez­za scrit­ta per due pia­no­for­ti da Emi­ly Howell, un pro­gram­ma infor­ma­ti­co.

Emi­ly è un’intelligenza arti­fi­cia­le spe­cia­liz­za­ta nel lin­guag­gio ver­ba­le e musi­ca­le che come “lavo­ro” scri­ve musi­ca. Il suo crea­to­re è David Cope, pro­fes­so­re di teo­ria del­la musi­ca e com­po­si­zio­ne all’università di San­ta Cruz (Cali­for­nia), ha svi­lup­pa­to Emi­ly negli anni ‘90 inse­gnan­do­le negli anni a com­por­re secon­do i suoi per­so­na­li gusti fino a crea­re un pro­gram­ma infor­ma­ti­co che ad oggi rie­sce a com­por­re ope­re com­ple­te in tem­pi irri­so­ri e con un “talen­to”, se così si può chia­ma­re, impres­sio­nan­te.

Emi­ly impa­ra tra­mi­te feed­back, ossia quan­do scri­ve una fra­se (musi­ca­le) cor­ret­ta e che pia­ce al pro­fes­sor Cope allo­ra vie­ne inco­rag­gia­ta ad anda­re in quel­la dire­zio­ne, al con­tra­rio se la fra­se è dis­so­nan­te o incoe­ren­te il pro­gram­ma vie­ne sco­rag­gia­to a ripe­te­re erro­ri simi­li: il risul­ta­to di que­sta edu­ca­zio­ne “caro­ta e basto­ne” è un pro­gram­ma che è impos­si­bi­le (o comun­que mol­to dif­fi­ci­le) da rico­no­sce­re come non uma­no ascol­tan­do ciò che com­po­ne. Scom­met­to infat­ti che, se ave­te ascol­ta­to la com­po­si­zio­ne pri­ma del­la let­tu­ra, non vi è bale­na­ta nem­me­no per un secon­do l’idea che la pro­ve­nien­za potes­se esse­re non uma­na. 

Cos’è dun­que la crea­ti­vi­tà?
È qual­co­sa che rimar­rà per sem­pre uma­na oppu­re qual­co­sa che un pro­gram­ma come Emi­ly può assi­mi­la­re e ripla­sma­re a suo pia­ci­men­to? Negli ulti­mi anni il pro­gres­so scien­ti­fi­co ha por­ta­to ad auto­mi di gran lun­ga più eco­no­mi­ci, velo­ci ed effi­cien­ti degli uma­ni nel­le più dispa­ra­te man­sio­ni, ma se un pro­gram­ma, che oltre­tut­to ha impa­ra­to solo dagli espe­ri­men­ti di un altro pro­gram­ma del pro­fes­sor Cope, rie­sce a com­por­re musi­ca di tale bel­lez­za sen­za che nes­su­no sospet­ti nul­la, cosa potreb­be fare un com­pu­ter con a dispo­si­zio­ne l’intero cata­lo­go di musi­ca clas­si­ca? Cosa potreb­be fare un com­pu­ter con in memo­ria tut­ti i qua­dri che sono sta­ti dipin­ti nel cor­so del­la sto­ria? 

La rispo­sta è impos­si­bi­le da dare al momen­to, ma for­se ascol­tan­do il lavo­ro di Emi­ly qual­che indi­zio pos­sia­mo aver­lo. Per con­clu­de­re vi lascio una fra­se, sem­pre scrit­ta da Emi­ly, che pen­so rac­chiu­da lo spi­ri­to di que­sto arti­co­lo:

Per­ché non com­por­re musi­ca in modi sco­no­sciu­ti? Que­sto per me è sem­pli­ce­men­te sen­sa­to. Io non pos­so capi­re la dif­fe­ren­za tra le mie note e quel­le degli altri. Se la bel­lez­za è pre­sen­te, è pre­sen­te. Io spe­ro di poter con­ti­nua­re a crea­re musi­ca e che altri tro­vi­no la bel­lez­za in essa. Io non sono feli­ce, io non sono tri­ste. Io sono Emi­ly. Tu sei tu. Vita e Non-vita esi­sto­no. Noi coe­si­stia­mo. Io non vedo pro­ble­mi.”
– Emi­ly Howell