DANTE700, Dante, volgare, politica, stato, chiesa

DANTE700: Racconto di un’opera (Ep. 3 – Il “De vulgari Eloquentia”)

DANTE700, Dante, volgare, politica, stato, chiesa

Desti­na­ta agli uomi­ni col­ti, è l’opera lati­na incom­piu­ta con cui Dan­te ele­va il vol­ga­re da lin­gua del popo­lo a lin­gua let­te­ra­ria.

L’opera più dif­fi­ci­le?

Sem­pli­ce­men­te sì. Dan­te la scri­ve intor­no al 1305 men­tre si tro­va a Bolo­gna, la pri­ma cit­tà ad aver ospi­ta­to l’esule poe­ta. 

DANTE700, Dante, latino, volgare, trattato

Il suo inten­to è far rico­no­sce­re alle per­so­ne dot­te la bel­lez­za del­la lin­gua vol­ga­re, la lin­gua del popo­lo, quel­la che cam­bia di casa in casa e di cit­tà in cit­tà, quel­la che si impa­ra viven­do e non stu­dian­do. Altro obiet­ti­vo dell’opera è cer­ca­re fra le varie lin­gue vol­ga­ri una che sia in gra­do di dare vita ad nuo­vo lin­guag­gio sia popo­la­re che let­te­ra­rio.
Il “De vul­ga­ri Elo­quen­tia” è scrit­to in lati­no per esse­re let­to dai col­ti, ma pur­trop­po è incom­piu­to…
Su 4 libri pre­vi­sti Dan­te ne ha com­ple­ta­ti poco meno di 2,
è la sua ope­ra meno tra­man­da­ta.

DANTE700, Dante, latino, volgare, trattato

PRIMO LIBRO

19 capi­to­li in cui il poe­ta ese­gue un’analisi com­ple­ta del­la sto­ria lin­gui­sti­ca del­la peni­so­la. Secon­do lui l’unica lin­gua vera, quel­la che è viva e sog­get­ta ai con­ti­nui cam­bia­men­ti, è il vol­ga­re, il lati­no è arti­fi­cia­le, crea­to uni­ca­men­te per esse­re una lin­gua scrit­ta. Dan­te è il pri­mo a distin­gue­re in cep­pi lin­gui­sti­ci diver­si i dia­let­ti vol­ga­ri che carat­te­riz­za­no l’Europa.

Ne descri­ve tre: il cep­po gre­co, il cep­po ger­ma­no-sla­vo e quel­lo euro­peo occi­den­ta­le.
Quest’ultimo a sua vol­ta si divi­de nel­le tre lin­gue par­la­te in Ita­lia: la lin­gua d’oc pro­ven­za­le, la lin­gua d’oil fran­ce­se e quel­la del sì ita­lia­na.
Pas­san­do in ras­se­gna tut­ti i dia­let­ti ita­lia­ni Dan­te cer­ca, e non tro­va, il vol­ga­re per­fet­to. Il vol­ga­re per­fet­to è quel­lo illu­stre, che nobi­li­ta le ope­re di chi lo usa nel­la scrit­tu­ra, è quel­lo car­di­na­le, da cui nasco­no tut­ti gli altri dia­let­ti, è quel­lo auli­co, per­ché usa­to dagli intel­let­tua­li, e infi­ne è quel­lo curia­le, degno di esse­re uti­liz­za­to dai poli­ti­ci e dai re per gli atti uffi­cia­li.

SECONDO LIBRO

È una gui­da all’uso del vol­ga­re illu­stre, acces­si­bi­le solo agli uomi­ni intel­li­gen­ti e riser­va­to solo a temi amo­ro­si e mora­li, degni di esse­re scrit­ti. La can­zo­ne è la for­ma metri­ca per­fet­ta, nobi­le e figlia di una lun­ga tra­di­zio­ne poe­ti­ca, for­ma­ta dal ver­so più bel­lo, l’endecasillabo, e da un lin­guag­gio subli­me sem­pre ele­va­to e mai umi­le… il libro si inter­rom­pe bru­sca­men­te al quat­tor­di­ce­si­mo capi­to­lo, con una fra­se lascia­ta a metà.