Ginny&Georgia, Netflix, TaylorSwift

GINNY & GEORGIA: RECENSIONE DELLA SERIE TV NETFLIX

Gin­ny & Geor­gia: la serie Net­flix, da qual­che set­ti­ma­na dispo­ni­bi­le sul­la piat­ta­for­ma, è già una del­le più viste al mon­do. Sco­pria­mo­ne le con­tro­ver­sie e i pro­get­ti futu­ri.

Ginny&Georgia, Netflix, TaylorSwift

Il ten­ta­ti­vo poco riu­sci­to, di ren­de­re ori­gi­na­li e attua­li situa­zio­ni e per­so­nag­gi visti e rivi­sti.
È que­sto lo spas­sio­na­to giu­di­zio che darei a Gin­ny & Geor­gia.
L’ispirazione per que­sta nuo­va serie tar­ga­ta Net­flix è chia­ra: le dina­mi­che di Una Mam­ma per Ami­ca sono sta­te pro­ble­ma­tiz­za­te e tra­spor­ta­te nell’attuale epo­ca dei social per­va­si­vi, cari­ca­te di tut­te le impli­ca­zio­ni – ste­reo­ti­pa­te quan­to basta – che que­sta com­por­ta.

La sto­ria, infat­ti, si con­cen­tra sul rap­por­to – fin trop­po con­fi­den­te – tra una mam­ma sin­gle, gio­va­ne e intra­pren­den­te, e la figlia ado­le­scen­te, avu­ta quan­do lei stes­sa era una tee­na­ger.
Cono­scia­mo la quin­di­cen­ne Gin­ny e sua madre, la tren­ten­ne Geor­gia (insie­me al figlio, il pic­co­lo, poco con­si­de­ra­to ma evi­den­te­men­te pro­ble­ma­ti­co Austin) all’inizio di quel­la che sem­bre­reb­be la loro nuo­va vita. Que­sto nuo­vo capi­to­lo si apre in una cit­tà del New England, dove Geor­gia deci­de di tra­sfe­rir­si, a segui­to di un gra­ve inci­den­te che coin­vol­ge il mari­to, patri­gno dei due figli.

Sen­za anti­ci­pa­re mol­to a chi anco­ra deve vede­re la serie, pos­sia­mo par­la­re di quel­le tema­ti­che deli­ca­te e impor­tan­ti (lega­te all’inclusione, all’omosessualità, al raz­zi­smo e al bul­li­smo solo per citar­ne alcu­ne) così dif­fu­se da rischia­re di esse­re un po’ bana­liz­za­te. E que­sto dovreb­be esse­re noto a tut­ti colo­ro che han­no un mini­mo inte­res­se per il mon­do del­lo spet­ta­co­lo.
Le nuo­ve rela­zio­ni che coin­vol­go­no le due pro­ta­go­ni­ste (inter­pre­ta­te da Anto­nia Gen­try e Brian­ne Howey) infat­ti, sono cari­ca­te di diver­si cli­chè pro­ble­ma­ti­ci: tra­di­men­ti, rela­zio­ni dif­fi­ci­li e con­tro­ver­se da un lato, depres­sio­ne, auto­le­sio­ni­smo e brut­ti rap­por­ti con il pro­prio cor­po, dall’altro.

Al pari di tut­ti i pro­get­ti tele­vi­si­vi e cine­ma­to­gra­fi­ci rea­liz­za­ti negli ulti­mis­si­mi anni, l’obiettivo pri­mo del­la nuo­va serie Net­flix è sicu­ra­men­te quel­lo di sen­si­bi­liz­za­re le gio­va­ni gene­ra­zio­ni, soprat­tut­to per quan­to riguar­da l’accettazione di sé e dell’altro.

Oggi i ragaz­zi sem­bra­no esse­re estre­ma­men­te fra­gi­li e mani­po­la­bi­li; col­pe­vo­le for­se quell’invasivo mon­do dei social che tan­to con­di­zio­na e giu­di­ca. Si trat­ta di un ambien­te peri­co­lo­so, capa­ce di met­te­re a rischio anche le ami­ci­zie e le rela­zio­ni appa­ren­te­men­te più soli­de. Ed è giu­sto che qual­cu­no sot­to­li­nei tale peri­co­lo. Ma nel far­lo, oggi spes­so si cade all’interno di sche­mi un po’ bana­li, che rischia­no addi­rit­tu­ra di sfo­cia­re in ste­reo­ti­pi offen­si­vi.

È que­sto il caso di Gin­ny & Geor­gia: la serie sfrut­ta la sua tra­ma per trat­ta­re due del­le prin­ci­pa­li for­me di discri­mi­na­zio­ne raz­zia­le attual­men­te dif­fu­se soprat­tut­to negli Sta­ti uni­ti. Per capi­re di cosa si trat­ta, basta apri­re Inter­net e sco­pri­re due degli hash­tag più popo­la­ri al momen­to: #sto­pa­sia­n­ha­te #blac­kli­ve­smat­ter.

Se la serie idea­ta da Sarah Lam­pert sem­bra con­dan­na­re (in manie­ra volu­ta­men­te for­za­ta) que­sto tipo di l’intolleranza, mostran­do ciò che acca­de nei con­te­sti sco­la­sti­ci e nei rap­por­ti quo­ti­dia­ni, c’è chi ha nota­to qual­che cadu­ta di sti­le pro­prio in que­sta dire­zio­ne.
Basti pen­sa­re a una discus­sio­ne che vede coin­vol­ti la pro­ta­go­ni­sta Gin­ny e il suo ragaz­zo Hun­ter. Quest’ultimo vie­ne accu­sa­to dal­la pri­ma di non esse­re abba­stan­za asia­ti­co, vista la sua pas­sio­ne per i chee­se­bur­ger e per la poca cono­scen­za del­la lin­gua cine­se. Hun­ter a sua vol­ta cri­ti­ca Gin­ny di non esse­re abba­stan­za nera per­ché inca­pa­ce di twer­ka­re. Insom­ma, un dia­lo­go qua­si sur­rea­le e fin trop­po ric­co di ste­reo­ti­pi raz­zia­li.

Ma non è fini­ta qui. La serie è sta­ta cri­ti­ca­ta da un’artista di fama mon­dia­le, che si è sen­ti­ta tira­ta in cau­sa poi­ché al cen­tro di una bat­tu­ta pro­nun­cia­ta da una del­le pro­ta­go­ni­ste. Ve la ripro­po­nia­mo:

“Cosa te ne impor­ta? Cam­bi uomi­ni più velo­ce­men­te di Tay­lor Swift”.

La can­tan­te non ha gra­di­to quel­la che lei stes­sa ha defi­ni­to una bat­tu­ta ses­si­sta, e ha rispo­sto così:

“Hey Gin­ny & Geor­gia, il 2010 ha chia­ma­to e rivuo­le la sua bat­tu­ta pigra e pro­fon­da­men­te ses­si­sta. Che ne dici di smet­te­re di degra­da­re le don­ne che lavo­ra­no sodo defi­nen­do que­sta mer­da di caval­lo come diver­ten­te”.

Ginny&Georgia, Netflix, TaylorSwift

Il det­to “il trop­po strop­pia” non potreb­be esse­re più adat­to in tale con­te­sto.
Con­den­sa­re tan­te tema­ti­che rile­van­ti in così pochi epi­so­di, ha por­ta­to alla con­si­de­ra­zio­ne super­fi­cia­le e par­zia­le del­la mag­gior par­te di esse, e non è pro­ba­bil­men­te que­sto, il modo cor­ret­to per affron­tar­le.

Riba­dia­mo­lo però: la volon­tà di sen­si­bi­liz­za­zio­ne è for­te e pre­sen­te, sot­to­li­nea­ta dal­la voce di Gin­ny che, al ter­mi­ne di ogni epi­so­dio, sug­ge­ri­sce, a chi è in dif­fi­col­tà, di con­sul­ta­re il sito http://www.wannatalkaboutit.com/.

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Gin­ny & Geor­gia, nono­stan­te le con­tro­ver­sie di cui abbia­mo par­la­to, è una serie diver­ten­te ma anche seria, che apre lo sguar­do sul­la vita dei ragaz­zi di oggi.
Il fina­le aper­to del­la serie, non ha esau­ri­to i nostri dub­bi riguar­dan­ti quel­le vicen­de che non han­no cono­sciu­to un’effettiva con­clu­sio­ne. Que­sto sug­ge­ri­sce che una secon­da sta­gio­ne sareb­be pos­si­bi­le.
Net­flix non ha anco­ra pre­so una deci­sio­ne uffi­cia­le, ma visto l’elevato nume­ro di ascol­ti, è pre­su­mi­bi­le un suo lascia­pas­sa­re!
Se così doves­se esse­re, spe­ria­mo che i nuo­vi epi­so­di pos­sa­no fare un po’ di chia­rez­za, por­tan­do con sé mag­gio­re equi­li­brio tra le tema­ti­che trat­ta­te.

Bea­tri­ce Taglia­pie­tra