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Hotline Miami: un esperimento riuscito

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L’industria dei video­gio­chi ha sem­pre avu­to una sto­ria tra­va­glia­ta, e spes­so la natu­ra inte­rat­ti­va del medium è cau­sa di con­tro­ver­sie. In pas­sa­to i media han­no gra­ve­men­te nuo­ciu­to alla repu­ta­zio­ne dell’intero set­to­re, crean­do lo ste­reo­ti­po che ‘i video­gio­chi cau­sa­no vio­len­za’.

Più recen­te­men­te si è dif­fu­sa la gra­vis­si­ma (sep­pur distan­te agli occhi dell’opinione pub­bli­ca) pra­ti­ca del­le ‘loot box’, tra­mi­te cui mol­te del­le più gran­di case pro­dut­tri­ci da qual­che anno inse­ri­sco­no nel­le pro­prie ope­re, pur­trop­po desti­na­te anche a mino­ri, com­po­nen­ti di gio­co d’azzardo a paga­men­to.

Lon­ta­no da tut­to ciò fio­ri­sco­no i gio­chi indi­pen­den­ti, che nascen­do sen­za trop­pe pre­te­se com­mer­cia­li han­no la pos­si­bi­li­tà di espri­me­re al meglio la pro­pria arte, mol­te vol­te sti­mo­lan­do l’innovazione nell’intero ambien­te. È que­sto il caso di “Hotli­ne Mia­mi”, video­gio­co svi­lup­pa­to da un pro­gram­ma­to­re e un arti­sta gra­fi­co uni­ti da una visio­ne arti­sti­ca. Il gio­co è sta­to pro­get­ta­to con la mas­si­ma pre­ci­sio­ne nei det­ta­gli; a par­ti­re dal­la colon­na sono­ra a base di musi­ca elet­tro­ni­ca, che anno­ve­ra bra­ni crea­ti appo­si­ta­men­te per il gio­co e non, colon­na por­tan­te dell’opera, capa­ce di det­ta­re la caden­za di ogni livel­lo (non a caso nel­le recen­sio­ni sul­la piat­ta­for­ma Steam l’etichetta più comu­ne è ‘colon­na sono­ra ecce­zio­na­le’).

L’esperienza di gio­co è all’insegna del­la sem­pli­ci­tà, a par­ti­re dal­la mec­ca­ni­ca di gio­co: nemi­ci e pro­ta­go­ni­sta ven­go­no scon­fit­ti con un solo col­po, e data que­sta vul­ne­ra­bi­li­tà, si è sem­pre posti in uno sta­to di pani­co per non per­de­re i pro­pri ago­gna­ti pro­gres­si. La musi­ca ad alto rit­mo e l’immediatezza con cui si può svol­ge­re ogni sem­pli­ce azio­ne (come entra­re in una stan­za zep­pa di nemi­ci per poi esse­re, in caso di disfat­ta, cata­pul­ta­ti all’inizio del­lo sce­na­rio) sono sta­te stu­dia­te ocu­la­ta­men­te per sti­mo­la­re il mec­ca­ni­smo psi­co­lo­gi­co del “flus­so”, lo sta­to di par­ti­co­la­re con­cen­tra­zio­ne e immer­sio­ne più fre­quen­te­men­te asso­cia­to ad atti­vi­tà fisi­ca come gli sport o la dan­za.

Al con­tra­rio, la sto­ria si svi­lup­pa in modo qua­si crip­ti­co, richie­den­do par­ti­co­la­re atten­zio­ne nei con­fron­ti dei pochi ma pun­tua­li dia­lo­ghi neces­sa­ri a discer­ne­re il miste­ro die­tro il qua­le si cela­no le chia­ma­te del­la ‘hotli­ne’(linea tele­fo­ni­ca diret­ta) che inti­ma­no al gio­ca­to­re di affron­ta­re covi del­la mafia rus­sa. I pun­ti inter­ro­ga­ti­vi del­la vicen­da ven­go­no rac­con­ta­ti più nel det­ta­glio in “Hotli­ne Mia­mi 2: Wrong Num­ber” nel secon­do ed ulti­mo epi­so­dio del­la saga.

Il par­ti­co­la­re talen­to degli svi­lup­pa­to­ri si può facil­men­te nota­re dal modo in cui han­no sfrut­ta­to la psi­co­lo­gia uma­na a loro favo­re in una manie­ra para­go­na­bi­le a quel­la ora­mai ampia­men­te ado­pe­ra­ta nel gio­co d’azzardo (esem­pi cal­zan­ti pos­so­no esse­re le slot machi­ne nell’immaginario comu­ne, o le già cita­te loot box nei video­gio­chi): azio­ni effet­tua­te cor­ret­ta­men­te ven­go­no pre­mia­te da nume­ri lam­peg­gian­ti e colo­ra­ti, vari effet­ti sono­ri e visi­vi ad-hoc per dare quan­ta più sod­di­sfa­zio­ne pos­si­bi­le, sen­za mai ecce­de­re nel­la bru­ta­li­tà. D’altronde i nemi­ci sono sem­pli­ci omi­ni bidi­men­sio­na­li che se eli­mi­na­ti non fan­no altro che cade­re per ter­ra (con un’immediatezza simi­le a quel­la del­lo scat­to di un inter­rut­to­re del­la luce).

Dal 2013, anno di pub­bli­ca­zio­ne del pri­mo capi­to­lo, diven­ta­to ora­mai un cult con un nume­ro di copie ven­du­te nell’ordine dei milio­ni, è sta­to uno dei pri­mi tito­li indi­pen­den­ti a fare una tale brec­cia in que­sta indu­stria che nell’ultimo decen­nio ha visto un’enorme cam­bia­men­to.

 

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Le cam­pa­gne di mar­ke­ting (spes­so per pub­bli­ciz­za­re pro­dot­ti sca­den­ti e fri­vo­li) del­le gran­di azien­de sono diven­ta­te la chia­ve del suc­ces­so, non più il pro­por­re un’espressione arti­sti­ca o un’esperienza di valo­re. Hotli­ne Mia­mi è solo uno dei tan­ti tito­li che com­pon­go­no l’avanguardia indie, un pic­co­lo mon­do in cui la noto­rie­tà è un pri­vi­le­gio con­ces­so solo a chi lo meri­ta.

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