Sandro Veronesi, Il colibrì

“Il colibrì” – la forza dell’immobilità

Sandro Veronesi, Il colibrì

La set­tan­ta­quat­tre­si­ma edi­zio­ne del cele­bre Pre­mio Stre­ga, tenu­ta­si lo scor­so 2 luglio pres­so il Museo Etru­sco di Vil­la Giu­lia a Roma, è sta­ta vin­ta, per la secon­da vol­ta dopo quat­tor­di­ci anni, dal­lo scrit­to­re fio­ren­ti­no San­dro Vero­ne­si, con il suo toc­can­te roman­zo “Il Coli­brì”, otte­nen­do dal­la giu­ria addi­rit­tu­ra 200 voti, ad oggi con­si­de­ra­to da gior­na­li­sti e cri­ti­ci let­te­ra­ri uno dei miglio­ri roman­zi del­la let­te­ra­tu­ra ita­lia­na.

“Il coli­brì” è un roman­zo emo­ti­vo, pro­fon­do, che par­la di vita, una vita vis­su­ta con dolo­re, sof­fe­ren­za, ma anche con amo­re e spe­ran­za. Attra­ver­so un meto­do di nar­ra­zio­ne par­ti­co­la­re che si sno­da negli anni in un ordi­ne non cro­no­lo­gi­co, attra­ver­so la stes­sa voce del pro­ta­go­ni­sta, dal­le sue let­te­re scam­bia­te da tut­ta la vita con il suo amo­re proi­bi­to e segre­to, Lui­sa, e da una voce nar­ran­te ester­na che rac­con­ta di dif­fi­col­tà con­ti­nue, per­di­te immen­se, amo­re, paz­zia e tan­ta voglia di vive­re; così vie­ne dipin­ta la vita del nostro pro­ta­go­ni­sta, un medi­co ocu­li­sta di nome Mar­co Car­re­ra, e che rap­pre­sen­ta il Coli­brì.

Il sopran­no­me Coli­brì ven­ne dato al dot­tor Car­re­ra dal­la madre duran­te la sua infan­zia, a cau­sa del­la sua minu­ta cor­po­ra­tu­ra, ma che poi si por­te­rà impres­so e tatua­to nel cuo­re fino alla mor­te, per­ché come quel tene­ro ani­ma­le Mar­co Car­re­ra bat­te le ali ripe­tu­ta­men­te, con foga, per rima­ne­re fer­mo, immo­bi­le nel luo­go e nel momen­to in cui si tro­va, che con la sua immo­bi­li­tà ricol­ma di movi­men­ti con­tro­ven­to, è por­ta­to a man­te­ne­re una appa­ran­te tran­quil­li­tà e feli­ci­tà.

Il Colibrì, Sandro Veronesi

“Tu sei un coli­brì per­ché come il coli­brì met­ti tut­ta la tua ener­gia nel resta­re fer­mo. Set­tan­ta bat­ti­ti d’ali al secon­do per rima­ne­re dove già sei. Sei for­mi­da­bi­le in que­sto. Rie­sci a fer­mar­ti nel mon­do e nel tem­po, rie­sci a fer­ma­re il mon­do e il tem­po intor­no a te, cer­te vol­te rie­sci addi­rit­tu­ra a risa­lir­lo, il tem­po, e a tro­va­re quel­lo per­du­to, così come il coli­brì è capa­ce di vola­re all’indietro…”.  Così dice Lui­sa, l’amante di Mar­co Car­re­ra, alla sua ani­ma gemel­la in una del­le sue tan­te let­te­re clan­de­sti­ne.

La vita di Mar­co Car­re­ra è una vita comu­ne, ha una figlia, Ade­le, e una moglie, Mari­na. Tut­ta­via la sere­na esi­sten­za di Mar­co Car­re­ra vie­ne pre­sto stra­vol­ta dai dolo­ri improv­vi­si e dai nume­ro­si osta­co­li che la vita è soli­ta por­re davan­ti. Il libro infat­ti si apre con la richie­sta di divor­zio da par­te del­la moglie Mari­na, che già aspet­ta un figlio, tut­ta­via da un altro uomo. Il mon­do di Mar­co Car­re­ra da quel momen­to si sgre­to­la, dan­do il via ad una serie di even­ti tra­gi­ci che segne­ran­no nel pro­fon­do il nostro pro­ta­go­ni­sta, il qua­le rea­gi­sce sem­pre come un Coli­brì, cer­can­do di man­te­ne­re quel­la tran­quil­li­tà appa­ren­te con tan­ta fati­ca. Pro­prio quan­do la vita di Mar­co Car­re­ra sem­bra­va esse­re sul pun­to di ter­mi­na­re, a cau­sa dell’atroce dolo­re pro­va­to, la per­so­na­li­tà resi­lien­te del nostro pro­ta­go­ni­sta emer­ge defi­ni­ti­va­men­te e con for­za. Mar­co Car­re­ra tro­va un attac­co, un appi­glio, sul qua­le appen­der­si e sal­var­si. Que­sto appi­glio ha un nome e un vol­to ben pre­ci­so che rac­chiu­de in que­sti pre­sen­te e futu­ro: è Mirai­jin, dal giap­po­ne­se “uomo nuo­vo”, sua nipo­te super­sti­te a lui affi­da­ta, che ha ere­di­ta­to le espe­rien­ze del pas­sa­to sin­te­tiz­zan­do­le in un futu­ro radio­so, con­cen­tra­to di gra­zia este­rio­re e bel­lez­za inte­rio­re, di for­za e per­se­ve­ran­za, di uma­ni­tà e con­cre­tez­za.

Mar­co da quel momen­to capi­sce che tut­to il dolo­re pro­va­to, è ser­vi­to per crea­re un mon­do nuo­vo, più bel­lo, splen­den­te, que­sto nuo­vo mon­do è pro­prio Mirai­jin, alla qua­le lui si abban­do­ne­rà per sem­pre, libe­ro dal­la sof­fe­ren­za. 

“il Coli­brì” è un’ancora di sal­vez­za per chi è in un tun­nel di sof­fe­ren­za, per chi non rie­sce a vede­re il mon­do a colo­ri a cau­sa del dolo­re. Mar­co Car­re­ra, con la sua uma­ni­tà, è un per­so­nag­gio vici­no a tut­ti i con­tem­po­ra­nei, nel qua­le ci si può rispec­chia­re per espe­rien­ze di vita, idea­li, ma anche per la sua straor­di­na­ria resi­lien­za che è rac­chiu­sa in tut­ti noi. Pro­prio per­ché ad ognu­no di noi è sta­ta dona­ta la capa­ci­tà di resi­ste­re, di vive­re e supe­ra­re le avver­si­tà, le malat­tie, le delu­sio­ni e di con­cen­trar­si sull’amore, su quel­lo dato più che quel­lo rice­vu­to, di rie­la­bo­ra­re il tem­po pas­sa­to gra­zie alla memo­ria che ha scol­pi­to le pare­ti del­la nostra men­te.
Que­sta resi­sten­za, que­sto instan­ca­bi­le bat­ti­to d’ali può fare, di tut­ti noi, un coli­brì, che riu­sci­rà a siste­ma­re il caos inte­rio­re che ci per­va­de.

“Dovreb­be esse­re noto- e inve­ce non lo è- che il desti­no dei rap­por­ti tra le per­so­ne vie­ne deci­so all’inizio, una vol­ta per tut­te, sem­pre, e che per sape­re in anti­ci­po come andran­no a fini­re le cose basta guar­da­re come sono comin­cia­te”

“Il Coli­brì”- San­dro Vero­ne­si

Di Noe­mi Ros­si­ni