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Il futuro di Ammaniti è arrivato: si chiama “Anna”

Secon­do Nic­co­lò Amma­ni­ti solo le favo­le ini­zia­no con C’era una vol­ta, le sto­rie inve­ce comin­cia­no da un fat­to, e quel­la di Anna è una sto­ria a tut­ti gli effet­ti, oggi anco­ra più rea­li­sti­ca.

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É il 2015 quan­do Amma­ni­ti scri­ve “Anna”, roman­zo dal carat­te­re disto­pi­co ambien­ta­to nel 2020, che ha come pro­ta­go­ni­sti dei bam­bi­ni costret­ti a soprav­vi­ve­re in un mon­do sen­za adul­ti.                              

Nell’autunno 2019, lo scrit­to­re deci­de di tra­sfe­ri­re sul­lo scher­mo quel­la sto­ria rac­chiu­sa tra le pagi­ne per mostra­re i per­so­nag­gi e la real­tà che ave­va imma­gi­na­to anni pri­ma. Nasce così la serie tele­vi­si­va “Anna”, rea­liz­za­ta a par­ti­re dal libro omo­ni­mo e diret­ta da Amma­ni­ti stes­so.

A distan­za di due anni la serie è pron­ta ad usci­re allo sco­per­to con 6 epi­so­di già dispo­ni­bi­li su SkyNOW.

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Il pro­get­to vuo­le esse­re un’espan­sio­ne del libro. Amma­ni­ti si era reso con­to di ave­re anco­ra mol­to da dire, di voler dare spa­zio a tut­ti quei per­so­nag­gi che nel roman­zo non ne ave­va­no avu­to abba­stan­za. Vole­va ren­de­re più con­cre­te le per­so­na­li­tà del­la sua sto­ria, pri­ma fra tut­te Anna, la pro­ta­go­ni­sta, che assu­me così un vol­to uni­ver­sa­le e sen­za sfu­ma­tu­re, quel­lo del­la gio­va­nis­si­ma attri­ce paler­mi­ta­na Giu­lia Dra­got­to. Lei è una dei tan­ti atto­ri esor­dien­ti che com­pon­go­no il cast, tra cui Ales­san­dro Peco­rel­la, nel­le vesti strap­pa­te del pic­co­lo Astor (fra­tel­lo di Anna), Cla­ra Tra­mon­ta­noGio­van­ni Mavil­la.

COSA ASPETTARSI DALLA SERIE

Lo sti­le pun­gen­te e diret­to di Amma­ni­ti si fa imma­gi­ne. Lo scrit­to­re can­ni­ba­le per eccel­len­za ci mostra lo sce­na­rio post apo­ca­lit­ti­co del roman­zo e lo fa attra­ver­so ripre­se for­ti che non han­no biso­gno di trop­pe paro­le e luci sof­fu­se che ven­go­no inghiot­ti­te dal buio. Que­sta real­tà para­dos­sa­le in cui ci si ritro­va guar­dan­do “Anna” nasce da una doman­da: cosa fareb­be­ro dei bam­bi­ni abban­do­na­ti a loro stes­si? La rispo­sta è arti­co­la­ta lun­go il per­cor­so trac­cia­to dal­la serie che ha come pun­to di par­ten­za la Ros­sa, un virus leta­le che col­pi­sce solo i Gran­di e che nei bam­bi­ni è dor­mien­te fino al soprag­giun­ge­re del­la puber­tà. Tem­po di vita sti­ma­to: 14 anni… “come i cani”.

La sto­ria è mostra­ta attra­ver­so gli occhi atten­ti e inda­ga­to­ri di Anna Sale­mi, ragaz­zi­na tena­ce e teme­ra­ria che dopo la mor­te dei geni­to­ri ha il dove­re di soprav­vi­ve­re e pro­teg­ge­re il fra­tel­lo mino­re Astor. Anna ha appe­na 13 anni e sen­te già sul­le spal­le il peso di pre­oc­cu­pa­zio­ni e respon­sa­bi­li­tà che dovreb­be­ro appar­te­ne­re alla vita degli adul­ti.

Ma non è sola, la madre le è anco­ra accan­to attra­ver­so le paro­le rac­chiu­se nel qua­der­no del­le cose impor­tan­ti, una gui­da per affron­ta­re il mon­do- o alme­no ciò che ne è rima­sto- e i peri­co­li del Fuo­ri

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Oltre le quat­tro mura che Anna e Astor chia­ma­no casa, si esten­de infat­ti una Sici­lia orfa­na e arrug­gi­ni­ta, dove il tem­po sem­bra esser­si fer­ma­to. Non ci sono leg­gi se non quel­le del­la natu­ra, tut­ti con­tro tut­ti ma acco­mu­na­ti da un uni­co e inso­len­te desti­no a cui nes­su­no può sot­trar­si.

TUTTO INIZIA DA QUI

La vera sto­ria comin­cia con il rapi­men­to di Astor da par­te di una ban­da di bam­bi­ni spu­do­ra­ti, gui­da­ti solo dall’istinto pri­mi­ti­vo. Anna par­te alla ricer­ca dispe­ra­ta del fra­tel­lo tra luo­ghi abban­do­na­tedeci­ne di fac­ce blu.

Le vicen­de si alter­na­no ai fla­sh­back crean­do un mosai­co di pau­ra, corag­gio e paz­zia. È solo in quei ricor­di ingial­li­ti che com­pa­re la madre di Anna, in que­gli stral­ci di pas­sa­to che scom­pa­io­no via via sof­fo­ca­ti dai gior­ni. La memo­ria non basta più per tene­re in vita il mon­do di pri­ma e non basta­no più nem­me­no le rego­le segna­te sul qua­der­no del­le cose impor­tan­ti.

Ecco per­ché Anna vuo­le riem­pi­re le pagi­ne rima­ste bian­che di nuo­ve paro­le e di una spe­ran­za qua­si imper­cet­ti­bi­le che in quei bam­bi­ni è sen­za trop­pe pre­te­se, come a ricor­da­re che  “La vita non ci appar­tie­ne, ci attra­ver­sa”.

Sofia Cic­cot­ta

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