Isabel Allende: il quaderno di Maya, tra realtà e immaginazione

Isabel Allende: il quaderno di Maya, tra realtà e immaginazione

Isabel Allende: il quaderno di Maya, tra realtà e immaginazione

Maya Vidal ha dician­no­ve anni quan­do vie­ne cata­pul­ta­ta nell’incontaminato arci­pe­la­go di Chi­loè, a sud del Cile, ricer­ca­ta dall’FBI e da un cir­co­lo di cri­mi­na­li a Las Vegas. Ci arri­va con i capel­li di mil­le colo­ri diver­si e un qua­der­no su cui fare il pun­to del­la sua vita, spin­ta dal­la non­na Ninì ad allon­ta­nar­si dagli Sta­ti Uni­ti il tem­po neces­sa­rio per far per­de­re inte­res­se ai suoi nemi­ci.

Ci sono dei momen­ti in cui ave­re il con­trol­lo sul­la pro­pria vita non è pos­si­bi­le ed è que­sto che suc­ce­de a Maya quan­do arri­va in Cile, la ter­ra Nata­le del­la non­na. Maya è alta più del dovu­to, occhi chia­ri, mani impac­cia­te e capel­li for­se bion­di, se non fos­se per i mil­le colo­ri del­le sue tin­te.

Sua madre, la prin­ci­pes­sa del­la Lap­po­nia, è un’hostess di volo dane­se con cui il padre cile­no, Feli­pe Vidal, ha intrat­te­nu­to una rela­zio­ne. Maya vie­ne abban­do­na­ta dal­la madre a poche set­ti­ma­ne dal­la nasci­ta e vie­ne cre­sciu­ta dai non­ni, Ninì e Popo. Cre­sce a Ber­kley, in Cali­for­nia, in una gran­de casa dai colo­ri sgar­gian­ti, tra le mani­fe­sta­zio­ni che la non­na intra­pren­de per le cau­se più dispa­ra­te e le sera­te pas­sa­te a scru­ta­re il cie­lo con Popo, pri­mo astro­no­mo afroa­me­ri­ca­no all’Università di Ber­kley. Il padre, pilo­ta di linea sem­pre in volo da un capo all’altro del glo­bo, è qua­si del tut­to assen­te. Popo è il suo pun­to di rife­ri­men­to e quan­do una lun­ga malat­tia se lo por­ta via, nell’anno in cui com­pie sedi­ci anni, la fami­glia di Maya va in fran­tu­mi. La ragaz­za si tatua sul pol­so l’anno del­la sua mor­te, il 2005. Da quel momen­to smet­te di inte­res­sar­si alla scuo­la, si dà alla dro­ga e all’alcool fino ad esse­re man­da­ta in un isti­tu­to di recu­pe­ro, per poi scap­pa­re e arri­va­re a Las Vegas, dove diven­ta una spac­cia­tri­ce. Da qui una serie di vicen­de la cata­pul­te­rà pro­prio a Chi­loè, dove ripren­de­rà final­men­te con­tat­to con sé stes­sa, facen­do i con­ti con la sua vita.

Isabelle Allende

Isa­bel­le Allen­de rac­con­ta la sto­ria di una cri­si, del tor­tuo­so per­cor­so che ha por­ta­to Maya a quel­le iso­le incon­ta­mi­na­te ai mar­gi­ni del mon­do, una sto­ria fat­ta di soli­tu­di­ne, esclu­sio­ne e scel­te sba­glia­te.

Un rac­con­to dove la fit­ta rete di rela­zio­ni uma­ne con cui la ragaz­za entra in con­tat­to vie­ne dipa­na­ta e mes­sa nero su bian­co, dall’amore che ha lega­to i non­ni per tut­ta la vita alle avven­tu­re ado­le­scen­zia­li, dal­le ami­ci­zie incon­di­zio­na­te agli incon­tri casua­li.

L’autrice fa par­te del­la pri­ma gene­ra­zio­ne di don­ne cile­ne che si sono bat­tu­te per l’emancipazione fem­mi­ni­le: le pro­ta­go­ni­ste dei suoi roman­zi sono don­ne voli­ti­ve e indi­pen­den­ti con un for­te attac­ca­men­to alla vita, e Maya, nono­stan­te le degra­dan­ti espe­rien­ze ado­le­scen­zia­li che ha vis­su­to e la sua sto­ria tor­men­ta­ta, pie­na di con­trad­di­zio­ni e di insta­bi­li­tà, mostra di pos­se­de­re den­tro di lei quel­le stes­se carat­te­ri­sti­che.

Il Cile e la sua sto­ria assu­mo­no un ruo­lo cen­tra­le in diver­si roman­zi dell’Allende, che alla sua ter­ra d’origine è stret­ta­men­te lega­ta: nipo­te del pre­si­den­te Sal­va­dor Allen­de, è poi costret­ta a rifu­giar­si negli Sta­ti Uni­ti in segui­to al Gol­pe di Pino­chet del 1973. È pro­prio alla cul­tu­ra cile­na che si deve la pre­sen­za nel roman­zo di trac­ce del rea­li­smo magi­co: non si trat­ta del­la costru­zio­ne di un mon­do imma­gi­na­rio ma, come rive­le­rà la stes­sa autri­ce, di un’apertura al miste­ro del­la vita.

Ci tro­via­mo in con­ti­nua­zio­ne di fron­te a ele­men­ti che non sap­pia­mo spie­ga­re e dimo­stra­re e ren­der­si con­to di que­sto signi­fi­ca lascia­re spa­zio all’immaginazione, che non sarà mai la costru­zio­ne di un rifu­gio illu­so­rio, ma l’accettazione che ci sarà sem­pre qual­co­sa che sfug­gi­rà al nostro con­trol­lo e che non sapre­mo mai spie­gar­ci per dav­ve­ro. Da que­sta pre­mes­sa si svi­lup­pa il rea­li­smo magi­co. Lo stes­so Paul Ditson II (Popo), che pas­sa la vita a scru­ta­re il cie­lo alla ricer­ca del suo pia­ne­ta, non rice­ve con­fer­me o pro­ve tan­gi­bi­li del­la sua intui­zio­ne, eppu­re pro­se­gue osti­na­to a son­da­re i miste­ri dell’universo con il suo tele­sco­pio, mostran­do come sia assur­do cre­de­re sola­men­te in ciò che si può dimo­stra­re.

Vi lascia­mo dispo­ni­bi­le un ante­pri­ma pdf del libro

Di Fran­ce­sca Mala­va­si