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La bellezza di How I met your mother

How I met your mother è sicu­ra­men­te una di quel­le serie tv di cui chiun­que ha visto alme­no un paio di pun­ta­te, anche gra­zie alle sva­ria­te repli­che pas­sa­te in tv.

Tra­smes­so per la pri­ma vol­ta nel 2005, ha visto nel 2014 la mes­sa in onda del tan­to con­tro­ver­so fina­le che ha fat­to discu­te­re e divi­de­re mol­to il pub­bli­co.

Quel­la che si pre­sen­ta come una sem­pli­ce come­dy a tut­ti gli effet­ti, si rive­la in real­tà un a serie più pro­fon­da e com­ples­sa, in gra­do di lascia­re a chiun­que la guar­di del­le sen­sa­zio­ni che dif­fi­cil­men­te scor­de­rà. “How i met your mother” è capa­ce di met­te­re in moto dei pro­ces­si di rifles­sio­ne capa­ci di impar­ti­re diver­si inse­gna­men­ti su nume­ro­si aspet­ti del­la vita.

Sin dal­le pri­mis­si­me pun­ta­te, la serie si pre­sen­ta come un pro­dot­to con una for­te iden­ti­tà, capa­ce di gio­ca­re coi codi­ci dal pun­to di vista rea­liz­za­ti­vo. Tale pecu­lia­ri­tà, gra­zie anche a per­so­nag­gi sin da subi­to ben deli­nea­ti, risul­ta mol­to fun­zio­na­le poi­ché per­met­te di tra­smet­te­re in modo più diret­to ed effi­ca­ce i vari mes­sag­gi che la serie vuo­le comu­ni­ca­re.

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Sono pro­prio i per­so­nag­gi a por­ta­re avan­ti la serie e a far desi­de­ra­re allo spet­ta­to­re di vede­re la pun­ta­ta suc­ces­si­va. Ted, Robin, Bar­ney, Lily e Mar­shall sono capa­ci di por­ta­re in sce­na momen­ti che spa­zia­no dal­la ricer­ca del miglior loca­le di ham­bur­ger di New York, alla mor­te di un geni­to­re.

Riten­go che sia pro­prio que­sta una del­le miglio­ri qua­li­tà del­la serie: la capa­ci­tà di alter­na­re nel­la stes­sa pun­ta­ta del­le situa­zio­ni comi­che a situa­zio­ni emo­ti­va­men­te più dif­fi­ci­li da affron­ta­re, por­tan­do lo spet­ta­to­re a riflet­te­re su deter­mi­na­te dina­mi­che.

Non a caso si potreb­be defi­ni­re How I met your mother come una serie in gra­do di par­la­re del­la vita stes­sa e di tut­ti quei temi coi qua­li, pri­ma o poi, tut­ti sare­mo costret­ti a fare i con­ti.

Si par­te da un sem­pli­ce grup­pet­to di gio­va­ni ami­ci il cui obiet­ti­vo prin­ci­pa­le è quel­lo di spas­sar­se­la. Nove anni dopo, a fine serie, la situa­zio­ne è mol­to diver­sa. I per­so­nag­gi sono cre­sciu­ti e ne han­no pas­sa­te di ogni.

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ATTENZIONE: Da questo momento seguiranno spoiler per spiegare in maniera più profonda determinate dinamiche, quindi se siete tra quei pochi individui che non hanno visto la serie, desistete dal continuare.

Pen­sia­mo al per­so­nag­gio di Bar­ney: nel­la pri­ma sta­gio­ne ha sem­pli­ce­men­te il ruo­lo di spal­la comi­ca, ma nel cor­so del­le pun­ta­te diven­ta un per­so­nag­gio sem­pre più impor­tan­te. Anche il suo vis­su­to è degno di nota. Par­lia­mo di una per­so­na che da bam­bi­no è sta­ta abban­do­na­ta dal padre e che solo con il tem­po impa­ra a com­pren­de­re l’importanza e il bene che la madre ha volu­to per lui e per il fra­tel­lo.

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Ricor­dia­mo la famo­sa pun­ta­ta “Viag­gia­to­ri del tem­po” dove Ted intra­pren­de un dia­lo­go fit­ti­zio con la sua con­tro­par­te e quel­la di Bar­ney del futu­ro, ma che sul fina­le ci ricor­da­no di quan­to lo stes­so Ted sia solo e di come chiun­que attor­no a lui stia pro­ce­den­do con la pro­pria vita.

Bar­ney che si ritro­va a mol­la­re la pro­pria com­pa­gna per­ché anco­ra inna­mo­ra­to di Robin, che però non se la sen­te di lascia­re il com­pa­gno attua­le. Que­sta situa­zio­ne ci fa capi­re quan­to si pos­sa sof­fri­re per amo­re e quan­to que­sto tema sia com­pli­ca­to e astrat­to.

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Par­lia­mo ora di Mar­shall. In uno dei momen­ti più bel­li del­la sua vita, ovve­ro quan­do ha la con­fer­ma di poter ave­re figli, l’uomo si ritro­va a dover gesti­re la mor­te del pro­prio padre, even­to del qua­le por­te­rà il peso per qual­che pun­ta­ta.

Anche il fina­le ci rega­la una lezio­ne di vita magi­stra­le. Ted ha pas­sa­to poco tem­po con Tra­cy, venu­ta a man­ca­re a cau­sa di una malat­tia, ma il tem­po e ciò che han­no vis­su­to è sta­to suf­fi­cien­te per far­la entra­re nel suo cuo­re, rive­lan­do­si la per­so­na giu­sta per Ted. Ci vie­ne inse­gna­to ad apprez­za­re e a dare valo­re a ciò che si ha soprat­tut­to quan­do qual­co­sa, o qual­cu­no, scom­pa­re.

Per­ché How I met your mother è que­sto, una serie capa­ce d’impartire gran­di inse­gna­men­ti su una vasta gam­ma di temi che pri­ma o poi tut­ti quan­ti dovran­no affron­ta­re, e ave­re avu­to la pos­si­bi­li­tà di riflet­ter­ci non può far altro che aiu­ta­re.

Jaco­po Grep­pi

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