LA SFERA DI CRISTALLO- BREVE RACCONTO SULLA FELICITA’

Era buio, le luci del­le case era­no spen­te, la neb­bia popo­la­va le stra­de illu­mi­na­te solo dal­la debo­le luce dei lam­pio­ni.

Lei cam­mi­na­va, con aria stan­ca, sola, tri­ste, per le vie di quel­la intri­ca­ta e deso­la­ta cit­tà.

 

Il sole non illu­mi­na­va più le sue gior­na­te ormai da tem­po, era tut­to così mono­to­no e gri­gio. Si sen­ti­va bloc­ca­ta in quel­la situa­zio­ne di tri­stez­za e non tro­va­va un modo per tor­na­re ad esse­re feli­ce.

Un gior­no, per puro caso, scor­se alla fine del­la stra­da un luc­ci­chio. Incu­rio­si­ta e sen­ten­do­si attrat­ta da quel­la pic­co­la scin­til­la si mise a cor­re­re più velo­ce che pote­va, fer­man­do­si chi­nò la testa e vide a ter­ra una pic­co­la sfe­ra di cri­stal­lo, del­la gran­dez­za di una biglia.

Affa­sci­na­ta da quell’oggetto così nuo­vo e miste­rio­so per lei, anco­ra igna­ra del pote­re che essa aves­se, la pre­se in mano; improv­vi­sa­men­te tut­to intor­no a lei cam­biò com­ple­ta­men­te.

Le stra­de si popo­la­ro­no di per­so­ne dal viso ami­che­vo­le, la neb­bia scom­pa­rì e lasciò spa­zio ai colo­ri acce­si che carat­te­riz­za­va­no quel­la cit­tà, che lei fino ad un atti­mo pri­ma con­si­de­ra­va vuo­ta e spen­ta.

Alzan­do la testa vide Il cie­lo di un azzur­ro lim­pi­dis­si­mo, nel mez­zo c’era lui, il sole, così pos­sen­te e rag­gian­te, che con i suoi rag­gi illu­mi­na­va il suo vol­to, facen­do­le pro­va­re una sen­sa­zio­ne mai vis­su­ta pri­ma: la gio­ia. Sul suo viso si fece stra­da per la pri­ma vol­ta dopo mol­to tem­po un sor­ri­so.

I gior­ni pas­sa­ro­no ed era­no uno più bel­lo dell’altro, la ragaz­za sem­bra­va esse­re rina­ta, era feli­ce con la sua pic­co­la sfe­ra di cri­stal­lo, pas­seg­gia­va per le stra­de fischiet­tan­do melo­die diver­ten­ti, salu­ta­va i pas­san­ti e vede­va il vol­to di tut­ti come ami­co, sen­ten­do­si leg­ge­ra e spen­sie­ra­ta.

Fino a quan­do però un gior­no non accad­de ciò che per lei rap­pre­sen­ta­va l’incubo più gran­de. Duran­te una del­le sue pas­seg­gia­te le cad­de dal­la tasca del­la fel­pa la sua ama­ta sfe­ra di cri­stal­lo, che si rup­pe in mil­le pez­zi.

Tut­to in quel momen­to si ritra­sfor­mò, tor­nan­do come pri­ma.

Le stra­de ritor­na­ro­no ad esse­re deser­te e nebu­lo­se, il cie­lo ad esse­re gri­gio.

La ragaz­za, tra­vol­ta dal­la dispe­ra­zio­ne, tor­nò ad esse­re tri­ste e sola, dimen­ti­can­do­si come fos­se esse­re feli­ce.

Rico­min­ciò a cam­mi­na­re per quel­la cit­tà spe­ran­do di ritro­va­re la sfe­ra di cri­stal­lo che si rive­lò fon­da­men­ta­le per la sua feli­ci­tà, ma tut­ti i suoi ten­ta­ti­vi risul­ta­ro­no vani.

Per­se le spe­ran­ze, si arre­se all’idea di poter esse­re feli­ce anco­ra; fino a quan­do, con gli occhi pie­ni di lacri­me, alzò lo sguar­do e vide qual­cu­no in fon­do alla stra­da. Subi­to si alzò e cor­se incon­tro a quel­la figu­ra che da lon­ta­no vede­va sfo­ca­ta; nac­que den­tro di lei un desi­de­rio for­tis­si­mo. Una vol­ta rag­giun­ta tro­vò davan­ti a sé un ragaz­zo, lo guar­dò negli occhi e in essi ritro­vò sé stes­sa, sen­ten­do­si per la pri­ma vol­ta vera­men­te viva. Entram­bi, guar­dan­do­si negli occhi, vide­ro i loro mon­di illu­mi­nar­si e con­ti­nua­ro­no a splen­de­re sen­za spe­gner­si mai. La ragaz­za era riu­sci­ta a ritro­va­re la vera feli­ci­tà e da quel momen­to non la lasciò anda­re nean­che per un istan­te.

Noe­mi Ros­si­ni

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