I Persiani - Tragedia - Eschilo

L’eterna attualità de “I Persiani” di Eschilo

I persiani - Eschilo - Tragedia

La doman­da che di nor­ma si pone chi si appre­sta a leg­ge­re un clas­si­co sve­la la natu­ra fina­li­sti­ca del mon­do in cui vivia­mo: ci si chie­de che cosa trar­re­mo dal­la let­tu­ra, qua­li inse­gna­men­ti da poter sfrut­ta­re nel­la vita di ogni gior­no, quan­te cita­zio­ni eru­di­te da poter sfog­gia­re e in qua­le misu­ra diven­te­re­mo cono­sci­to­ri del mon­do anti­co. La let­te­ra­tu­ra si è sem­pre posta dei fini, ma non dimen­ti­chia­mo che ori­gi­na­ria­men­te la sua fun­zio­ne pri­ma­ria era dare sfo­go all’incontenibile neces­si­tà dell’uomo di espri­mer­si. Ciò che è venu­to dopo è dege­ne­ra­zio­ne.

Per un let­to­re moder­no, che non col­ti­vi un amo­re visce­ra­le per i clas­si­ci, la tra­ge­dia eschi­lea “I per­sia­ni” ha in appa­ren­za uno scar­so valo­re. È per lun­ghi trat­ti inat­tua­le, poi­ché risul­ta impre­scin­di­bil­men­te lega­ta al con­te­sto sto­ri­co di rife­ri­men­to, le guer­re per­sia­ne. E allo­ra per­ché dovreb­be esse­re cono­sciu­ta? Per­ché ado­pe­ra­re il tem­po limi­ta­to che riser­via­mo alla let­tu­ra per un’opera simi­le?

I Persiani - Tragedia - Eschilo

È bene anzi­tut­to sape­re di che si trat­ta. Mes­sa in sce­na pochi anni dopo la con­clu­sio­ne del­le guer­re tra Ate­ne e l’impero per­sia­no, l’opera si pone anzi­tut­to come un’esaltazione del­la pólis atti­ca, capa­ce di pre­va­le­re pur essen­do in net­ta infe­rio­ri­tà e con­tro un nemi­co temi­bi­lis­si­mo. La vicen­da si svol­ge a Susa, capi­ta­le dell’impero per­sia­no, dove Atos­sa, madre del re Ser­se e moglie del defun­to Dario, espri­me al coro degli anzia­ni il suo scet­ti­ci­smo sul­la sor­te del­la cam­pa­gna mili­ta­re ingag­gia­ta dal figlio. Non cono­sce il valo­re degli ate­nie­si, ma nel­la sua men­te è anco­ra impres­so il sogno del­la not­te pre­ce­den­te che assu­me la dimen­sio­ne di un fune­sto pre­sa­gio: Ser­se che pro­va ad aggio­ga­re due don­ne, una per­sia­na, man­sue­ta e dimes­sa, e una ate­nie­se, a tal pun­to ribel­le che distrug­ge il car­ro del coc­chie­re. A que­sta imma­gi­ne, che esem­pli­fi­ca l’opposto tem­pe­ra­men­to dei due popo­li, segue quel­la di un nib­bio che affer­ra un’aquila iner­me. Que­sta vol­ta non si trat­ta di un sogno, ha assi­sti­to alla sce­na men­tre pro­pi­zia­va gli dei affin­ché pro­teg­ges­se­ro l’armata per­sia­na. Ben pre­sto Atos­sa sco­pri­rà da un aral­do che il suo vati­ci­nio si è rea­liz­za­to.

I Persiani - Tragedia - Eschilo

Tragedia - Filosofia

La lode di Ate­ne si inse­ri­sce in modo indi­ret­to all’interno del­la tra­ge­dia. Gran­de è la vir­tù attri­bui­ta ai per­sia­ni, di con­se­guen­za quel­la degli ate­nie­si dove­va esse­re irre­si­sti­bi­le. Ma più che mili­ta­re sia­mo di fron­te ad un’esaltazione poli­ti­ca: le guer­re per­sia­ne furo­no vis­su­te come una lot­ta fra regi­mi poli­ti­ci anti­te­ti­ci, tiran­ni­de e demo­cra­zia, di cui Ate­ne da sem­pre si van­ta­va e con­si­de­ra­va come la miglio­re costi­tu­zio­ne.
Suc­ces­si­va­men­te lo spi­ri­to del re Dario ritor­na dal mon­do dei mor­ti per veni­re a cono­scen­za del­la cata­stro­fe. Duran­te la sua bre­ve com­par­sa rim­pro­ve­ra la scel­le­ra­tez­za del figlio, che ha costrui­to un pon­te per per­met­te­re il pas­sag­gio del­la fan­te­ria da una spon­da all’altra del Bosfo­ro tra­fo­ran­do il mon­te Athos per faci­li­ta­re l’accesso del­la flot­ta. Egli si è mac­chia­to del­la famo­sa hybris, del­la tra­co­tan­za che spin­ge l’uomo ad ecce­de­re i suoi limi­ti non com­pren­den­do fino a che pun­to gli è con­ces­so agi­re pri­ma di tra­sgre­di­re le impo­si­zio­ni del­le divi­ni­tà.

Ser­se, incu­ran­te di que­sto prin­ci­pio, si è reso odio­so agli dei, che lo han­no puni­to non solo con la scon­fit­ta ma anche col sen­so di col­pa per aver man­da­to a mor­te gli uomi­ni più insi­gni di Per­sia, che lo por­ta a rim­pian­ge­re di non esse­re mor­to con i suoi sol­da­ti (“Zeus, tra i tan­ti scom­par­si la mor­te anche me dove­va rico­pri­re!”).
Que­sto pro­ba­bil­men­te il momen­to più signi­fi­ca­ti­vo dell’intera tra­ge­dia per noi moder­ni. Mal­gra­do si basi su valo­ri tipi­ca­men­te gre­ci, sor­ge spon­ta­neo un paral­le­li­smo con la nostra socie­tà, sem­pre tesa ad un pro­gres­so che tal­vol­ta ecce­de i limi­ti impo­sti dall’etica. Basti pen­sa­re al movi­men­to posi­ti­vi­sta otto­cen­te­sco, che ebbe fra i suoi mag­gio­ri espo­nen­ti Augu­ste Com­te, che ele­va­va il valo­re del­la scien­za in quan­to stru­men­to neces­sa­rio per cono­sce­re e pre­ve­de­re i feno­me­ni natu­ra­li al fine di sfrut­tar­li a pro­prio van­tag­gio. Un pen­sie­ro basa­to su tali prin­ci­pi avreb­be inor­ri­di­to il mon­do gre­co.

Ugual­men­te la socie­tà di oggi sen­te il biso­gno di con­fron­tar­si con enti­tà astrat­te, sia prin­ci­pi sia dog­mi reli­gio­si, che segna­no il con­fi­ne tra leci­to e ille­ci­to, giu­sto e sba­glia­to. Da que­sto pre­sup­po­sto deri­va l’attualità de “I per­sia­ni”, vista non già come rap­pre­sen­ta­zio­ne di una vicen­da cri­stal­liz­za­ta nel­la sto­ria, ben­sì come testi­mo­nian­za di un modo di pen­sa­re che ha influen­za­to i seco­li suc­ces­si­vi.
Nell’economia del­la tra­ge­dia il ruo­lo gio­ca­to dal­le divi­ni­tà sop­pian­ta il valo­re degli ate­nie­si. I loro pre­gi resta­no intat­ti, ma Eschi­lo sem­bra sug­ge­ri­re che negli affa­ri uma­ni nul­la ha più impor­tan­za dell’armonia fra uomi­ni e dei. In base alla sua per­ce­zio­ne del mon­do, gli uomi­ni sono in balìa com­ple­ta del fato, a cui non è pos­si­bi­le oppor­si e che neces­sa­ria­men­te indi­riz­za le azio­ni degli uomi­ni.

Ste­fa­no Cor­no

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