Libri da scoprire, leggere

LO SBAGLIATO IN GIALLO: TRE LIBRI DA SCOPRIRE

Libri da scoprire, leggere

E’ capi­ta­to a tut­ti di tro­var­si in un perio­do in cui ci si accor­ge di non riu­sci­re più a leg­ge­re, anche volen­do: poco tem­po, nes­sun libro che ci cat­tu­ra, poca voglia di una let­tu­ra trop­po “impe­gna­ti­va” e via dicen­do. Il roman­zo gial­lo, spe­cie se avvin­cen­te, ben scrit­to e bre­ve, è, in que­sto sen­so, un otti­mo modo per sfug­gi­re a que­sta dina­mi­ca. 

Abbia­mo quin­di scel­to tre gial­li sot­to le 200 pagi­ne che ci sono par­ti­co­lar­men­te pia­ciu­ti, e che spe­ria­mo pos­sa­no pia­ce­re anche a voi.

La morte della Pizia, di Friedrich Dürrenmatt

la morte della pizia

Rac­con­to bre­vis­si­mo -appe­na 68 pagi­ne, per­fet­to da por­ta­re sot­to l’ombrellone – e gial­lo “ati­pi­co”, [La mor­te del­la pizia] è incen­tra­to sul­le vicen­de di Pan­ny­chis XI, sacer­do­tes­sa del tem­pio di Del­fi. Un gior­no, stan­ca del­la fol­la di cre­du­lo­ni che si reca­no quo­ti­dia­na­men­te pres­so l’oracolo per chie­der­le una pro­fe­zia, che pun­tual­men­te inven­ta di sana pian­ta, deci­de di diver­tir­si vati­ci­nan­do ai visi­ta­to­ri le cose più assur­de e impro­ba­bi­li. . Fra que­sti c’è anche un gio­va­ne ari­sto­cra­ti­co, Edi­po, a cui pro­fe­tiz­za che a bre­ve avreb­be ucci­so il padre e gia­ciu­to con la madre. 

La nar­ra­zio­ne ripren­de poi mol­ti anni più tar­di, quan­do le paro­le del­la Pizia sono da tem­po diven­ta­te real­tà per Edi­po e la sua fami­glia, e la sacer­do­tes­sa, dive­nu­ta anzia­na, si tro­va ormai in fin di vita. 

I pro­ta­go­ni­sti del­la vicen­da – fra cui Edi­po stes­so, vec­chio e cie­co, Tire­sia, Gio­ca­sta e per­fi­no la Sfin­ge – si ritro­va­no e dan­no ognu­no la pro­pria ver­sio­ne del­la sto­ria. La veri­tà rima­ne però un mosai­co incom­piu­to ed il let­to­re, come i pro­ta­go­ni­sti, è tra­sci­na­to in un vor­ti­ce in cui veri­tà, sospet­to e fal­si­tà ven­go­no mes­si sul­lo stes­so pia­no. Il gran­de signo­re del­la vicen­da è il desti­no, quel desti­no che i gre­ci ave­va­no com­bat­tu­to così aspra­men­te per intrap­po­lar­lo nel­la razio­na­li­tà e che Dür­ren­matt sa mani­po­la­re super­ba­men­te per resti­tuir­ci l’immagine di un enig­ma vir­tual­men­te irri­sol­vi­bi­le.

Voto: 4 sba­glia­ti e mez­zo / 5

Uno stu­dio in ros­so, di Sir Arthur Conan Doy­le

uno studio in rosso

Pub­bli­ca­to nel 1887, si trat­ta del­la pri­ma appa­ri­zio­ne di Sher­lock Hol­mes e del suo assi­sten­te, John Watson.

La tra­ma ruo­ta attor­no all’omicidio di un uomo, Enoch J. Dreb­ber, tro­va­to mor­to in una stan­za accan­to ad una fede nuzia­le e alla scrit­ta “Reche” sul muro (“ven­det­ta” in tede­sco). Hol­mes e Watson ven­go­no inca­ri­ca­ti da Sco­tland Yard di risol­ve­re il caso, appa­ren­te­men­te sen­za solu­zio­ne, che si com­pli­ca ulte­rior­men­te quan­do si sco­pre un altro omi­ci­dio, quel­lo di Jose­ph Stan­ger­son, segre­ta­rio di Dreb­ber. 

Lo svol­gi­men­to met­te in mostra tut­ti gli ele­men­ti che ren­de­ran­no cele­bri le altre appa­ri­zio­ni del detec­ti­ve di Conan Doy­le: le inda­gi­ni si svol­go­no infat­ti attra­ver­so l’osservazione dei par­ti­co­la­ri lascia­ti dall’assassino sul­la sce­na del cri­mi­ne, e l’unico modo per arri­va­re al col­pe­vo­le è tra­mi­te la dedu­zio­ne logi­ca dei suoi pia­ni. L’ambientazione è poi quel­la ico­ni­ca degli altri Sher­lock Hol­mes e vale la pena di leg­ge­re il libro solo per vive­re l’atmosfera dell’appartamento di Baker Street e del­la fumo­sa Lon­dra di fine Otto­cen­to.

 

Voto: 4 sba­glia­ti / 5

La promessa, di Friedrich Dürrenmatt

Un altro Dür­ren­matt, per­ché il pri­mo ci è pia­ciu­to tan­to. Se [La mor­te del­la pizia] era un gial­lo “ati­pi­co”, non c’è altro modo per descri­ve­re [La pro­mes­sa] se non come un gial­lo “capo­vol­to”, agli anti­po­di rispet­to a un clas­si­co come, per esem­pio, [Uno stu­dio in ros­so].

La vicen­da è infat­ti nar­ra­ta da un poli­ziot­to in pen­sio­ne che deci­de di scri­ve­re per dimo­stra­re quan­to i cli­ché del roman­zo gial­lo sia­no infon­da­ti; tut­to il libro si basa sul capo­vol­gi­men­to dei capi­sal­di di que­sto gene­re. La figu­ra del detec­ti­ve, per esem­pio, vie­ne stra­vol­ta: nei gial­li “tra­di­zio­na­li” essa com­ba­cia con quel­la dell’investigatore fred­do e razio­ci­nan­te che, come in una par­ti­ta a scac­chi, cer­ca, riu­scen­do­ci sem­pre, di bat­te­re l’avversario con la logi­ca e il cal­co­lo; men­tre la sto­ria rac­con­ta­ta dal poli­ziot­to in pen­sio­ne riguar­da un suo col­le­ga – il com­mis­sa­rio Mat­thäi – che si era tro­va­to a gesti­re il caso di una bam­bi­na assas­si­na­ta die­ci anni pri­ma. Ai tem­pi, la poli­zia ave­va indi­vi­dua­to il col­pe­vo­le in un ambu­lan­te che si era sui­ci­da­to poco dopo, ma Mat­thäi era rima­sto con­vin­to che l’assassino fos­se un altro e si rimet­te a cer­ca­re il col­pe­vo­le. Pre­sto l’indagine diven­ta per lui un’ossessione, spin­gen­do­lo ad azio­ni sem­pre più scon­si­de­ra­te, come quel­la di usa­re una bam­bi­na come “esca” per l’assassino, e sul fini­re del­la vicen­da Mat­thäi è ormai in pre­da alla fol­lia. In que­sto roman­zo Dür­ren­matt rie­sce a met­te­re in discus­sio­ne non solo i capi­sal­di del gene­re gial­lo, ma anche mol­te del­le con­vin­zio­ni che ci por­tia­mo die­tro nel­la real­tà: che la veri­tà giu­di­zia­ria cor­ri­spon­da a quel­la asso­lu­ta, che esi­sta una neces­si­tà per cui alla fine il bene deb­ba trion­fa­re sul male, che la logi­ca linea­re pos­sa esse­re la rispo­sta ad ogni enig­ma.

 

Voto: 4 sba­glia­ti / 5

 

Di Andrea Redael­li