matrix resurrection

Matrix Resurrections – Decostruire il mito

Dopo tutto questo tempo, tornare in Matrix?


In un pas­sa­to arti­co­lo ci era­va­mo espres­si riguar­do la gran­de atte­sa che si era for­ma­ta attor­no all’imminente usci­ta del quar­to capi­to­lo del­la saga di “Matrix“, cer­can­do di spe­cu­la­re su quel­lo che il nuo­vo film avreb­be pro­po­sto allo spet­ta­to­re. L’eccitazione di tor­na­re ad immer­ger­si di nuo­vo nel mon­do cyber­punk idea­to dal­le sorel­le Wacho­w­ski era ormai alle stel­le, soprat­tut­to per i fan più acca­ni­ti.

Sin dal­le pri­me imma­gi­ni sul set di Kea­nu Ree­vesCar­rie Anne-Moss si era acce­so l’interesse e la curio­si­tà per il nuo­vo lavo­ro di Lana Wacho­w­ski, sta­vol­ta sola alla regia sen­za la sorel­la Lily. Ini­zial­men­te pre­vi­sta per il 2021, l’uscita del film è sta­ta poi posti­ci­pa­ta in Ita­lia, a cau­sa del­la pan­de­mia di Covid-19, al 1 Gen­na­io 2022.

matrix, mirror

Ebbe­ne, final­men­te oggi pos­sia­mo dire che il 4 capi­to­lo del­la saga, “Matrix Resur­rec­tions”, è dive­nu­to real­tà e lo spet­ta­to­re ha avu­to anco­ra una vol­ta la pos­si­bi­li­tà di tor­na­re in Matrix. Ma come è anda­ta?

La decostruzione del mito


Il film, pur­trop­po, ha rice­vu­to nume­ro­se cri­ti­che nega­ti­ve e al box offi­ce è sta­to pra­ti­ca­men­te un flop. In mol­ti han­no cri­ti­ca­to sia le scel­te nar­ra­ti­ve che le scel­te regi­sti­che e in tan­ti han­no mes­so in evi­den­za la tota­le infe­rio­ri­tà di que­sto quar­to capi­to­lo rispet­to ai pri­mi tre.

A un pri­mo sguar­do in effet­ti, il film sem­bre­reb­be esse­re nient’altro che un’operazione nostal­gia riu­sci­ta male, con una sto­ria bana­le, sce­ne d’azione ano­ni­me e dia­lo­ghi impre­gna­ti di un umo­ri­smo a trat­ti disneya­no.

Ma dav­ve­ro l’ultima fati­ca di Lana Wacho­w­ski si ridu­ce ad un mero fan-ser­vi­ce? La rispo­sta è asso­lu­ta­men­te no. Anzi, tutt’altro: que­sto film è l’opposto del fan-ser­vi­ce. Lana Wacho­w­ski dimo­stra anco­ra una vol­ta di esse­re una dei pochi arti­sti anco­ra in gra­do di usa­re il mez­zo cine­ma­to­gra­fi­co per espri­me­re nel­la manie­ra più libe­ra pos­si­bi­le la pro­pria arte e comu­ni­ca­re attra­ver­so di essa un mes­sag­gio.
Matrix Resur­rec­tions rap­pre­sen­ta infat­ti una deco­stru­zio­ne com­ple­ta del mito che si era crea­to con i pri­mi 3 capi­to­li.

Nei pri­mi 40 minu­ti di film, assi­stia­mo ad una meta-nar­ra­zio­ne genia­le. Il film infat­ti met­te alla ber­li­na non solo la mito­lo­gia che si era crea­ta con i pri­mi tre film, ma anche lo sta­to in cui oggi river­sa il cine­ma e la crea­ti­vi­tà nell’arte in gene­ra­le. È come se Lana Wacho­w­ski aves­se volu­to met­te­re in sce­na quel­lo che Matrix ha rap­pre­sen­ta­to per lei, sot­to­li­nean­do quan­to nel tem­po la sua ope­ra più famo­sa e di suc­ces­so si sia tra­sfor­ma­ta in un vero e pro­prio maci­gno dal qua­le non riu­sci­va a libe­rar­si.

Non è un caso che una del­le bat­tu­te che Neo reci­ta in que­sta pri­ma par­te sia: “È solo nel­la mia testa”. Lana Wacho­w­ski ha par­la­to attra­ver­so il suo per­so­nag­gio più famo­so e a cer­ca­to di urla­re al pub­bli­co attra­ver­so lo scher­mo che for­se è il momen­to di cer­ca­re altre sto­rie e non fos­si­liz­zar­si sui miti del pas­sa­to.

synth

Il resto del film è in fin dei con­ti un nor­ma­le bloc­k­bu­ster, che si rifà a que­gli stes­si espe­dien­ti che ven­go­no pre­si in giro nel­la pri­ma par­te. Potreb­be sem­bra­re una scel­ta ma diver­si ele­men­ti del film spin­go­no a pen­sa­re che sia tut­to sta­to pre­me­di­ta­to. Lana sape­va quel­lo che il pub­bli­co e i pro­dut­to­ri vole­va­no, ma sape­va anche che sareb­be sta­to impos­si­bi­le repli­ca­re quel­lo che era sta­ta la pri­ma tri­lo­gia.

Ave­va due opzio­ni: rea­liz­za­re un’opera che cer­cas­se in manie­ra pate­ti­ca di repli­ca­re il suc­ces­so dei vec­chi film, o rom­pe­re net­ta­men­te con il pas­sa­to. Ebbe­ne Lana ha deci­so di scom­por­re la sua crea­tu­ra in tan­ti pez­zi per poi ricom­por­li in un ordi­ne com­ple­ta­men­te diver­so.

neo trinity

Il risul­ta­to è per­ciò una deco­stru­zio­ne del mito e una cri­ti­ca meta cine­ma­to­gra­fi­ca che potrà sicu­ra­men­te non pia­ce­re ai fan o al pub­bli­co in gene­ra­le, ma che anco­ra una vol­ta dimo­stra il fat­to che Lana Wacho­w­ski è uno dei pochi esem­pi di arti­sta il cui inte­res­se prin­ci­pa­le non è accon­ten­ta­re il pub­bli­co, ma espri­me­re libe­ra­men­te la pro­pria arte, spin­gen­do anche maga­ri il pub­bli­co ad usci­re dal­la con­fort-zone, dagli sche­mi con­ven­zio­na­li.

Pillola rossa o pillola blu?

In ulti­ma ana­li­si si può dire che attra­ver­so que­sto film, Lana Wacho­w­ski ha volu­to met­te­re lo spet­ta­to­re di fron­te ad una scel­ta ana­lo­ga a quel­la che Neo si ritro­va a pren­de­re nel pri­mo film. Si può dire infat­ti che “Matrix Resur­rec­tions” costi­tui­sca una sor­ta di pil­lo­la ros­sa che por­ta lo spet­ta­to­re a cono­scen­za di qua­le sia il rea­le sta­to del­la crea­ti­vi­tà nel cine­ma. Reboot e rema­ke con­ti­nui, fan ser­vi­ce, sen­ti­men­ta­li­smi, ritor­no di vec­chie star, tra­me pate­ti­che sono tut­ti gli ingre­dien­ti con cui ven­go­no “cuci­na­ti” ormai rego­lar­men­te tan­ti di quei film che sia­mo soli­ti anda­re a vede­re al cine­ma e che riscuo­to­no tan­to suc­ces­so tra il pub­bli­co e al box offi­ce. Non è un caso che in una del­le pri­me sequen­ze del film, vie­ne inqua­dra­ta un inse­gna al neon che reci­ta “For tho­se who love to eat shit”, una sor­ta di moni­to per lo spet­ta­to­re.

analyst

Lana Wacho­w­ski ha dun­que mes­so in evi­den­za il fat­to che ormai sem­bra non impor­ta­re più se una sto­ria non ha più nien­te da dire. D’altronde si potreb­be dire che, come reci­ta l’Analista (Neil Patrick Har­ris), per­so­nag­gio chia­ve all’interno del film, “in real­tà le sto­rie non fini­sco­no mai”.


Ma Lana non ci sta. A lei non è mai inte­res­sa­to accon­ten­ta­re il pub­bli­co: ne sono pro­va i vari Speed Racer, Cloud AtlasJupi­ter Ascen­ding. Tut­ti film che sono sta­ti un insuc­ces­so ma che sono espres­sio­ne di una crea­ti­vi­tà arti­sti­ca sen­za alcun con­di­zio­na­men­to. È que­sto quel­lo che riven­di­ca Lana.

Tut­ta­via, come ci inse­gna­no i film di “Matrix”, la cosa più impor­tan­te è sem­pre la scel­ta. Dopo aver visto il film, spet­ta a noi deci­de­re cosa fare: ritor­na­re alla nostra real­tà, alla nostra Matrix in cui ad impor­ta­re non è far espri­me­re l’artista ma accon­ten­ta­re il pub­bli­co, oppu­re deci­de­re di anda­re oltre, di non accon­ten­tar­ci e anda­re alla ricer­ca di nuo­ve sto­rie.

Ema­nue­le Pao­li­no


Di segui­to, il link al trai­ler ita­lia­no del film:
https://www.youtube.com/watch?v=8-UEA3SLKQI