classici, letteratura, Francia, romanzi

Perle francesi

I fran­ce­si di buo­no non han­no solo il vino, il for­mag­gio e i maca­ron, han­no anche dei vali­di tito­li di let­te­ra­tu­ra che vale la pena recu­pe­ra­re.

Oggi vi voglio con­si­glia­re tre clas­si­ci del­la let­te­ra­tu­ra fran­ce­se da leg­ge­re in que­sto perio­do con cui potre­te sfug­gi­re momen­ta­nea­men­te alla situa­zio­ne attua­le di pan­de­mia.

IL CONTE DI MONTECRISTO

Il pri­mo tito­lo è “Il con­te di Mon­te­cri­sto” di Dumas padre, un libro dav­ve­ro per­fet­to per tut­ti. Non fate­vi inti­mo­ri­re dal­la sua mole per­ché vi pro­met­to che le pagi­ne scor­re­ran­no leg­ge­re fra vostre dita e alla fine vi accor­ge­re­te di aver­lo divo­ra­to in pochis­si­mo tem­po. È la sto­ria di una ven­det­ta fred­da e cal­co­la­ta dove ogni det­ta­glio è fon­da­men­ta­le per l’andamento del­la sto­ria, un libro ric­co di col­pi di sce­na con uno dei pro­ta­go­ni­sti più accat­ti­van­ti di sem­pre che vi lasce­rà dav­ve­ro a boc­ca aper­ta. La sto­ria di come un uomo pos­sa cam­bia­re radi­cal­men­te dopo che la vita sem­bra esser­gli anda­ta com­ple­ta­men­te con­tro; non vi voglio dire trop­po per non rovi­nar­vi la sor­pre­sa ma fida­te­vi che è un libro che va let­to. Il libro per­fet­to per que­sto perio­do per­ché vi farà viag­gia­re a Pari­gi, Roma e Mar­si­glia. Vi con­si­glio di guar­da­re atten­ta­men­te la gran­dez­za del­le paro­le in cia­scu­na edi­zio­ne altri­men­ti com­pre­re­te quel­la Fel­tri­nel­li e ne usci­re­te cie­chi come me.

 “Solo chi ha pro­va­to la sven­tu­ra estre­ma è adat­to a sen­ti­re l’estrema feli­ci­tà. Biso­gna aver volu­to mori­re per sape­re quan­to è bel­lo vive­re”.

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NOTRE-DAME DE PARIS

Il secon­do tito­lo che vi pro­pon­go è “Notre-Dame de Paris” di Hugo che dove­te asso­lu­ta­men­te leg­ge­re anche se ave­te visto l’adattamento Disney per­ché fida­te­vi che sono sto­rie com­ple­ta­men­te dif­fe­ren­ti. Il roman­zo ini­zia con la pre­sen­ta­zio­ne di uno dei pochi per­so­nag­gi comi­ci, Grin­goi­re, aspi­ran­te poe­ta e scrit­to­re di tra­ge­die che vi farà imme­de­si­ma­re per­fet­ta­men­te nell’atmosfera pari­gi­na. Nel descri­ve­re la cit­tà dell’amore Hugo è dav­ve­ro minu­zio­so, come se pre­fe­ris­se nar­ra­re la mera­vi­glio­sa cit­tà pri­ma che il Tem­po, il fuo­co e l’uomo la rimo­del­las­se­ro nell’arco di due seco­li, piut­to­sto che i nostri pro­ta­go­ni­sti. I per­so­nag­gi pre­sen­ta­no innu­me­re­vo­li sfu­ma­tu­re, in par­ti­co­la­re Clau­de Frol­lo, un cle­ri­co che pro­va un vero e pro­prio con­flit­to a livel­lo mora­le nel­la sua ani­ma. Con Hugo infat­ti l’etica linea­re è sov­ver­ti­ta: un arci­dia­co­no può diven­ta­re un mostro e la zin­ga­ra Esme­ral­da l’immagine del­la purez­za. Sono pre­sen­ti del­le sce­ne dav­ve­ro grot­te­sche alter­na­te a momen­ti com­mo­ven­ti e strap­pa­la­cri­me, è un libro che con­si­glio viva­men­te per­ché rie­sce a far­ti sen­ti­re la pel­le d’oca. Per con­clu­de­re cre­do che il fina­le si pos­sa defi­ni­re un vero capo­la­vo­ro ma non vi fac­cio altre anti­ci­pa­zio­ni

“E, con tut­ta que­sta defor­mi­tà, non so qual temi­bi­le insie­me di vigo­re, di agi­li­tà e di corag­gio: curio­sa ecce­zio­ne all’eterna rego­la la qua­le esi­ge che la for­za, come la bel­lez­za, risul­ti dall’armonia.”

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LA SIGNORA DELLE CAMELIE

L’ultimo tito­lo per­fet­to per la pri­ma­ve­ra è la “La signo­ra del­le came­lie” di Dumas figlio, per­ché men­tre lo si leg­ge è impos­si­bi­le assu­me­re l’atteggiamento di un let­to­re ester­no: vivia­mo in pri­ma per­so­na la tra­gi­ca sto­ria di Mar­gue­ri­te Gau­tier e per qual­che ora diven­tia­mo una del­le più bel­le cor­ti­gia­ne del tem­po. Mar­gue­ri­te vive nel lus­so con un atteg­gia­men­to fie­ro di super­bia che atti­ra cor­teg­gia­to­ri da ogni dove, i qua­li si ine­bria­no di lei come se fos­se un tro­feo da con­qui­sta­re o un gio­iel­lo da esi­bi­re. Tut­ta­via di fon­do nel­la sua vita è pre­sen­te una gran­de soli­tu­di­ne, un vuo­to che però cer­ca di col­ma­re con bevu­te, ecces­si e diver­ti­men­ti, tut­ti ten­ta­ti­vi per dimen­ti­ca­re la sua tri­ste sor­te. Un libro che sicu­ra­men­te cono­sce­re­te per la famo­sa ope­ra “la Tra­via­ta” di Ver­di (se non l’avete mai ascol­ta­ta ve lo con­si­glio viva­men­te, qui mes­sa in sce­na dal Tea­tro Comu­na­le Bolo­gna).  

“Quan­te stra­de e quan­te ragio­ni crea il cuo­re per arri­va­re a quel­lo che vuo­le!”

“la vita è affa­sci­nan­te, tut­to dipen­de dal­la len­te attra­ver­so la qua­le la si guar­da”

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Spe­ro di aver­vi incu­rio­si­ti a leg­ge­re alme­no uno di que­sti tito­li,
Buo­na let­tu­ra!

Lau­ra Testa 

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