Piante in barattolo, Coltivitro

Piante in barattolo

Piante in barattolo, Coltivitro

Quan­do pen­sia­mo ai cam­pi col­ti­va­ti e alla pub­bli­ci­tà del­la Oro­gel che pas­sa in tv, ci vie­ne faci­le imma­gi­na­re che l’agricoltura sia rima­sta inva­ria­ta negli anni, che sia 

lega­ta indis­so­lu­bil­men­te a quei ricor­di anti­chi e al “come si face­va una vol­ta” che tan­to ci scal­da il cuo­re. Nien­te di più sba­glia­to in real­tà… per for­tu­na!

Negli anni abbia­mo assi­sti­to a nume­ro­se inno­va­zio­ni scien­ti­fi­co-tec­no­lo­gi­che che han­no miglio­ra­to le pro­du­zio­ni agri­co­le e che han­no lo sco­po di assi­cu­ra­re cibo per tut­ta la popo­la­zio­ne mon­dia­le in rapi­do aumen­to, di miglio­ra­re le carat­te­ri­sti­che dei pro­dot­ti e di otti­miz­za­re la pro­du­zio­ne ridu­cen­do le per­di­te… cer­to, sareb­be oppor­tu­na una miglio­re tute­la dell’ambiente ma sono sicu­ra che ben pre­sto ci arri­ve­re­mo.

Uno dei meto­di più affa­sci­nan­ti del­le bio­tec­no­lo­gie ver­di è sicu­ra­men­te quel­lo del­le col­tu­re in vitro di cel­lu­le, tes­su­ti e orga­ni di pian­te.

Que­sto stru­men­to, oltre a faci­li­ta­re la com­pren­sio­ne dei mec­ca­ni­smi bio­lo­gi­ci alla base del­lo svi­lup­po del­le pian­te, per­met­te la pro­pa­ga­zio­ne mas­si­va di que­ste ulti­me in tem­pi bre­vi, la pro­du­zio­ne di meta­bo­li­ti di inte­res­se e tan­to altro anco­ra. Ma come è pos­si­bi­le?

Par­tia­mo dal pre­sup­po­sto che le pian­te si accre­sco­no in modo bipo­la­re: lo svi­lup­po del­la par­te “aerea” avvie­ne attra­ver­so la divi­sio­ne del­le cel­lu­le dell’apice vege­ta­ti­vo, men­tre quel­lo del­la par­te ipo­gea avvie­ne attra­ver­so la divi­sio­ne dell’apice radi­ca­le. Le cel­lu­le pre­sen­ti agli api­ci sono cel­lu­le meri­ste­ma­ti­che, ovve­ro cel­lu­le indif­fe­ren­zia­te toti­po­ten­ti che pos­so­no esse­re con­si­de­ra­te l’equivalente vege­ta­le del­le famo­sis­si­me cel­lu­le sta­mi­na­li ani­ma­li. Que­sto vuol dire, in paro­le pove­re, che pos­so­no dif­fe­ren­ziar­si in uno spe­ci­fi­co tes­su­to, orga­no o addi­rit­tu­ra in un inte­ro orga­ni­smo par­ten­do da una sin­go­la, pic­co­la cel­lu­la… ed è pro­prio que­sto quel­lo che ci inte­res­sa.

La carat­te­ri­sti­ca del­le pian­te di rige­ne­ra­re par­te dei tes­su­ti e degli orga­ni ha spin­to l’uomo, sin dai tem­pi anti­chi, a pro­pa­ga­re diver­se spe­cie di pian­te di inte­res­se. Par­tia­mo da una pre­ci­sa­zio­ne: in que­sto caso, vista l’assenza del­la ripro­du­zio­ne ses­sua­le, par­le­re­mo di pro­pa­ga­zio­ne clo­na­le dato che la pian­ta che si svi­lup­pe­rà sarà gene­ti­ca­men­te iden­ti­ca alla pian­ta “madre”. Tut­to quel­lo che biso­gna fare è col­ti­va­re in vitro una sin­go­la gem­ma da cui poi si svi­lup­pe­ran­no più ger­mo­gli!

Que­sto rap­pre­sen­ta un pre­zio­sis­si­mo siste­ma di mol­ti­pli­ca­zio­ne del­le pian­te di inte­res­se agro­no­mi­co e non, indi­pen­den­te dal­le con­di­zio­ni dell’ambiente ester­no. A que­sto pun­to è faci­le intui­re quan­to que­sto sia fon­da­men­ta­le al gior­no d’oggi, dal momen­to che il cam­bia­men­to cli­ma­ti­co ha reso dif­fi­ci­le la cre­sci­ta di mol­te spe­cie col­ti­va­te.

I van­tag­gi non fini­sco­no qui! Median­te l’utilizzo di ormo­ni vege­ta­li, è anche pos­si­bi­le ese­gui­re mani­po­la­zio­ni gene­ti­che di pian­te e pro­du­zio­ne di com­po­sti bio­at­ti­vi.

Nono­stan­te le col­tu­re in vitro (appun­to) non abbia­no biso­gno di un ter­re­no per cre­sce­re rigo­glio­se e for­ti, è comun­que neces­sa­rio dare loro tut­to l’occorrente per accre­scer­si e dif­fe­ren­ziar­si. E que­sto non è affat­to bana­le, poi­ché ricrea­re le con­di­zio­ni ido­nee di cre­sci­ta non è un lavo­ro sem­pli­ce.

Piante in barattolo, Coltivitro

Par­tia­mo dal prin­ci­pio: par­te fon­da­men­ta­le del pro­ces­so è la scel­ta del ter­re­no di col­tu­ra. E di cosa avrà biso­gno la nostra pian­ti­na per cre­sce­re sana e for­te? Mine­ra­li qua­li azo­to, fosfo­ro, fer­ro, potas­sio, man­ga­ne­se, rame, zin­co ad esem­pio; in più nutrien­ti orga­ni­ci come vita­mi­ne, car­boi­dra­ti ed ormo­ni vege­ta­li.

Ai più atten­ti sarà sal­ta­to all’occhio un ele­men­to “sto­na­to” in que­sta lista visto che par­lia­mo di pian­te… mi rife­ri­sco pro­prio ai car­boi­dra­ti; seb­be­ne le pian­te sia­no orga­ni­smi auto­tro­fi e quin­di, in con­di­zio­ni “nor­ma­li” sia loro neces­sa­rio assu­me­re zuc­che­ri dall’esterno, in que­sto caso le con­di­zio­ni di alle­va­men­to non con­sen­to­no un tas­so foto­sin­ten­ti­co ido­neo per la bio­sin­te­si di glu­co­sio e sarà per­ciò neces­sa­rio aggiun­ger­ne un po’ nel ter­re­no di col­tu­ra!

Sicu­ra­men­te gli ele­men­ti più “magi­ci” tra quel­li appe­na elen­ca­ti sono gli ormo­ni vege­ta­li, un grup­po di sostan­ze natu­ra­li che rego­la­no fine­men­te i pro­ces­si fisio­lo­gi­ci del­le pian­te, tra cui cre­sci­ta, svi­lup­po, dor­mien­za, dif­fe­ren­zia­men­to…

Negli ulti­mi anni ha tro­va­to gran­de spa­zio la cul­tu­ra in vitro di radi­ci per la pro­du­zio­ne di meta­bo­li­ti secon­da­ri bio­at­ti­vi di inte­res­se far­ma­co­lo­gi­co; ad esem­pio que­sta pra­ti­ca è impie­ga­ta per la pro­du­zio­ne di com­po­sti anti­tu­mo­ra­li e di meta­bo­li­ti uti­liz­za­ti nell’industria ali­men­ta­re.

Ma non è tut­to! Le cul­tu­re in vitro sono pre­sen­ti anche nel cam­po agra­rio. Attual­men­te il miglio­ra­men­to gene­ti­co di pian­te di inte­res­se si basa prin­ci­pal­men­te sul tra­sfe­ri­men­to di carat­te­ri come la resi­sten­za ad un pato­ge­no, ad una con­di­zio­ne ambien­ta­le sfa­vo­re­vo­le o ad ele­men­ti lega­ti alle carat­te­ri­sti­che nutra­ceu­ti­che del pro­dot­to fina­le (ad esem­pio pomo­do­ri con gran­di quan­ti­tà di lico­pe­ne).

Nel­la mag­gior par­te dei casi, per attua­re quan­to det­to si ricor­re ad incro­ci tra spe­cie sel­va­ti­ca e spe­cie col­ti­va­ta ma, ahi­mè, spes­se vol­te tale “unio­ne” risul­ta com­pli­ca­ta vista la gran­de distan­za geni­ca tra le due spe­cie che ne impe­di­sce un fer­ti­le incro­cio. Un amo­re impos­si­bi­le in pra­ti­ca.

Anche in que­sto caso le col­tu­re in vitro pos­so­no venir­ci in soc­cor­so supe­ran­do le bar­rie­re di incom­pa­ti­bi­li­tà ses­sua­li tra pian­te median­te la fecon­da­zio­ne in vitro… sì, è vali­da anche per le pian­te!

La pro­ce­du­ra pre­ve­de la pre­pa­ra­zio­ne di un ter­re­no di col­tu­ra ido­neo per la cre­sci­ta di ova­ri o ovu­li fecon­da­ti con del pol­li­ne pre-ger­mi­na­to, “bypas­san­do” lo step ini­zia­le e con­sen­ten­do così l’incrocio tra spe­cie dif­fe­ren­ti.

Chia­ra­men­te è un’operazione com­pli­ca­ta che non è pos­si­bi­le in tut­ti i casi, ma sono diver­si i risul­ta­ti posi­ti­vi già otte­nu­ti; un esem­pio è pro­prio l’incrocio tra il pomo­do­ro col­ti­va­to (Sola­num lyco­per­si­cum) e quel­lo sel­va­ti­co (Sola­num peru­via­num)!