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Star wars: L’ascesa di Skywalker – come non concludere una trilogia

Il Problema

La saga degli Sky­wal­ker è giun­ta al ter­mi­ne e con essa anche la nuo­va tri­lo­gia di Star Wars, ini­zia­ta nel non poi così lon­ta­no 2015.

J.J.Abrams, regi­sta del pri­mo film di que­sto nuo­vo arco nar­ra­ti­vo, ha ripre­so in mano il pro­get­to dopo che il film pre­ce­den­te, che tan­to fece discu­te­re gli appas­sio­na­ti, era sta­to asse­gna­to a Rian John­son.

Con que­sto nono film ven­go­no a gal­la più che mai i pro­ble­mi che ci sono sta­ti agli albo­ri del­la saga, ancor pri­ma de “Il risve­glio del­la for­za”. In manie­ra par­ti­co­la­re con que­sto nuo­vo film di Star wars emer­ge, in modo assai evi­den­te, l’assenza un fil rou­ge da segui­re. Il risul­ta­to è, quin­di, assai pro­ble­ma­ti­co.

La delusione

La tra­ma de “L’ascesa di Sky­wal­ker” si reg­ge, infat­ti, su una for­za­tu­ra abnor­me alla qua­le non vie­ne nem­me­no data una vera e pro­pria spie­ga­zio­ne, ren­den­do anche i due film pre­ce­den­ti qua­si inu­ti­li. Guar­dan­do il qua­dro com­ples­si­vo non si capi­sce qua­si dove si voglia anda­re a para­re, ma anche il film stes­so è pie­no di pro­ble­mi.

Ci sono dei per­so­nag­gi che sono sta­ti gesti­ti nel­la manie­ra peg­gio­re pos­si­bi­le: inse­ri­ti ed uti­liz­za­ti sem­pli­ce­men­te per un mise­ro fan-ser­vi­ce di bas­so livel­lo.

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Nem­me­no le varie sce­ne di com­bat­ti­men­to con le spa­de laser sono memo­ra­bi­li. La musi­ca non è così mar­can­te come negli epi­so­di pre­ce­den­ti, le coreo­gra­fie che a trat­ti non con­vin­co­no e il mon­tag­gio che non ren­de giu­sti­zia al pathos del momen­to. In par­ti­co­la­re, per quest’ultimo esem­pio, vi sono due sce­ne che sul­la car­ta sono ric­chis­si­me di emo­zio­ni e di signi­fi­ca­to, ma che, all’atto pra­ti­co, lascia­no assai a desi­de­ra­re. Lo spet­ta­to­re fa a mala­pe­na in tem­po a capi­re che cosa stia suc­ce­den­do, che la sce­na è già vol­ta al ter­mi­ne.

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La pel­li­co­la in sé è inol­tre estre­ma­men­te vuo­ta a livel­lo di signi­fi­ca­ti. Il suo pre­de­ces­so­re, “Gli ulti­mi Jedi”, ave­va al suo inter­no diver­si spun­ti di rifles­sio­ne. Par­la­va di fal­li­men­to, del cade­re e rial­zar­si, del fat­to che le ori­gi­ni di una per­so­na non deter­mi­ni­no il suo poten­zia­le, del signi­fi­ca­to dell’essere eroe. All’interno di quest’ultimo capi­to­lo, inve­ce, non è pos­si­bi­le tro­va­re que­sto gene­re di chia­vi di let­tu­ra.

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Una par­te del­la col­pa va sicu­ra­men­te, come già det­to, alla man­can­za di un fil rou­ge. Il regi­sta, che ha anche scrit­to la sce­neg­gia­tu­ra, ha però senz’altro gio­ca­to un ruo­lo cen­tra­le. È sta­to lui a deci­de­re di basa­re il film su una for­za­tu­ra e di non por­ta­re avan­ti ciò che si era ten­ta­to di crea­re con i due film pre­ce­den­ti. D’altronde Abrams è noto per il suo fan-ser­vi­ce. Cer­ca di accon­ten­ta­re tut­ti sen­za in real­tà sod­di­sfa­re nes­su­no.

La conclusione

Se l’episodio VII fun­zio­na­va come sequel/reboot e l’episodio VIII sot­to la for­ma tec­ni­ca e nar­ra­ti­va, “L’ascesa di Sky­wal­ker” non ha pra­ti­ca­men­te nul­la di posi­ti­vo per il qua­le val­ga la pena sal­var­lo.

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Que­sto film è un’accozzaglia nar­ra­ti­va pri­va di sen­so e di signi­fi­ca­ti che non avreb­be potu­to con­clu­de­re in manie­ra peg­gio­re la sto­ria di una fami­glia che va avan­ti ormai dal lon­ta­no 1977.

Jaco­po Grep­pi