racconto, finestre, sogno, luce

STRADE BIANCHE E FINESTRE ILLUMINATE

Stra­de bian­che e fine­stre illu­mi­na­te. Vive­re di sogni, di fan­ta­sia, quan­do intor­no non hai nul­la. Que­sta la bre­ve sto­ria di un ragaz­zo che gra­zie ai pro­pri sogni si sal­vò.

La neve scen­de­va vor­ti­co­sa­men­te dal bian­co cie­lo inver­na­le, un ven­to geli­do e taglien­te sof­fia­va tra le stra­de di quel­la gran­de metro­po­li, tra le vie ormai inne­va­te e imper­cor­ri­bi­li si face­va stra­da un ragaz­zo, non coper­to abba­stan­za per sop­por­ta­re il fred­do leta­le che quel­la not­te si era impos­ses­sa­to del­la cit­tà. Lui por­ta­va un sem­pli­ce maglio­ne di lana gri­gia, pesan­te, pan­ta­lo­ni neri, ric­chi di top­pe colo­ra­te per cer­ca­re di rico­pri­re quei gigan­te­schi buchi. Le scar­pe, con la suo­la ormai usu­ra­ta, non riu­sci­va­no a pro­teg­ger­lo dal fred­do; appres­so a lui però tene­va un pic­co­lo zai­no di cuo­io, all’interno non c’era mol­to, c’erano qual­che mone­ta, tro­va­ta per caso a ter­ra, una pen­na e il suo imman­ca­bi­le tac­cui­no, la sua uni­ca via di fuga.

Era un ragaz­zo che il desti­no ave­va reso solo, pri­van­do­lo di tut­ti i suoi cari; allo­ra inco­min­ciò a viag­gia­re, par­ten­do con quel pic­co­lo zai­no in cer­ca di un luo­go dove sta­re, ma non ne tro­vò mai uno.

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Ama­va cam­mi­na­re di not­te, dove la cit­tà era immo­bi­le, buia, illu­mi­na­ta solo dal­la debo­le luce dei lam­pio­ni, era il momen­to in cui la sua men­te si libe­ra­va, viag­gia­va e sogna­va, per lui la cit­tà era un intrec­cio uni­co di sto­rie diver­se. Usa­va le case come ispi­ra­zio­ne, guar­da­va le pic­co­le fine­stre illu­mi­na­te dei palaz­zi e ammi­ra­va le sago­me del­le per­so­ne che si muo­ve­va­no e da lì imma­gi­na­va la vita che que­ste con­du­ce­va­no, e subi­to anno­ta­va velo­ce sul suo tac­cui­no que­ste sto­rie, veden­do in que­ste ulti­me un luc­ci­chio di spe­ran­za, per il suo futu­ro.

Men­tre i fioc­chi di neve atter­ra­va­no sul suo vol­to e arran­ca­va tra la col­tre bian­ca, tirò fuo­ri il suo tac­cui­no, e così il suo viag­gio dei sogni anche quel­la sera ini­ziò, per­cor­ren­do stra­de imma­gi­na­rie dove l’amore e la feli­ci­tà regna­va­no e l’odio e il dolo­re era­no in secon­do pia­no, o meglio, non esi­ste­va­no.  Si fer­mò al cospet­to di un altis­si­mo palaz­zo alla ricer­ca di una fine­stra illu­mi­na­ta, fu un’impresa ardua, la mag­gior par­te era­no spen­te e ren­de­va­no il pae­sag­gio anco­ra più buio. Per­cor­se il peri­me­tro del palaz­zo e final­men­te la tro­vò, quin­ta fine­stra del sesto pia­no, illu­mi­na­ta da una luce cal­da e tenue, dol­ce e roman­ti­ca, ed ecco­la un’ombra, fem­mi­ni­le pare­va, e una figu­ra minu­ta, un bam­bi­no, ed ecco una ter­za figu­ra, alta e pre­stan­te, un uomo pro­ba­bil­men­te.

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Nel­la men­te del ragaz­zo riaf­fio­ra­ro­no i ricor­di del­la sua infan­zia, il viso deli­ca­to del­la madre e le sue dol­ci paro­le, il vol­to amo­re­vo­le del padre e il suo sor­ri­so bam­bi­no, feli­ce e igna­ro del­la cru­del­tà pre­sen­te nel mon­do. Subi­to, sen­za nean­che pen­sar­ci, si posò sul­la neve gela­ta, non badan­do al ter­ri­bi­le fred­do, e inco­min­ciò a scri­ve­re. Il suo vol­to, riga­to dal­le lacri­me, era illu­mi­na­to dal­la feli­ci­tà di quei ricor­di, così creò un’altra del­le sue sto­rie, que­sta però rac­con­ta­va diret­ta­men­te di lui, dei suoi ricor­di, di ciò che ave­va per­so, di ciò che a lui tan­to man­ca­va, di ciò che avreb­be volu­to indie­tro a tut­ti i costi. E così, nono­stan­te il fred­do leta­le di quel­la bian­ca not­te, il ragaz­zo riu­scì a scal­da­re il suo cuo­re, alla vista di quel­la fine­stra illu­mi­na­ta da una splen­di­da luce cal­da.