TENET, L’INVERSIONE DEL CINEMA

Dopo mesi di chiu­su­ra for­za­ta del­le sale cine­ma­to­gra­fi­che ecco che il regi­sta bri­tan­ni­co Chri­sto­pher Nolan rila­scia la sua ulti­ma ope­ra, alla qua­le vie­ne asse­gna­to l’arduo com­pi­to di risol­le­va­re le sor­ti del cine­ma ed riav­vi­ci­na­re quan­te più per­so­ne pos­si­bi­li al fasci­no del gran­de scher­mo.

Chri­sto­pher Nolan è un regi­sta che – sep­pur non incon­tri il favo­re di tut­ti i cine­fi­li –  è sta­to in gra­do di far­si nota­re da una vastis­si­ma fet­ta di pub­bli­co, anche e soprat­tut­to gra­zie alla par­ti­co­la­ri­tà del­le sue pel­li­co­le, in gra­do di affa­sci­na­re ed intrat­te­ne­re con una buo­na padro­nan­za del­le tec­ni­che regi­sti­che da lui adot­ta­te, alle qua­li accom­pa­gna una sce­neg­gia­tu­ra di nor­ma par­ti­co­lar­men­te intri­gan­te e per cer­ti ver­si anche rivo­lu­zio­na­ria. 

É sicu­ra­men­te il caso del suo ulti­mo film “Tenet”, un lun­go­me­trag­gio che spin­ge al limi­te la con­ce­zio­ne attua­le del cine­ma e la rie­la­bo­ra in una chia­ve di let­tu­ra tipi­ca del­lo sti­le “nola­nia­no”, appor­tan­do rile­van­ti inno­va­zio­ni alla fil­mo­gra­fia di un regi­sta che pare esse­re alla costan­te ricer­ca del­la spe­ri­men­ta­zio­ne cine­ma­to­gra­fi­ca.


La tra­ma dell’ultima ope­ra di Chri­sto­pher Nolan è sta­ta avvol­ta dal miste­ro sin dal suo annun­cio, una scel­ta estre­ma­men­te par­ti­co­la­re quel­la adot­ta­ta dal regi­sta bri­tan­ni­co. Comun­que sia è impor­tan­te sape­re che la paro­la “Tenet” è al cen­tro del Qua­dra­to del Sator, un reper­to archeo­lo­gi­co a for­ma di qua­dra­to che con­si­ste in un’iscrizione di paro­le in lati­no: Sator, Are­po, Tenet, Ope­ra, Rotas. A secon­da del pun­to in cui si comin­cia a leg­ge­re, le cin­que paro­le dan­no ori­gi­ne ad un palin­dro­mo, ovve­ro una fra­se che può esse­re let­ta da sini­stra a destra e vice­ver­sa, ma anche dall’alto in bas­so e vice­ver­sa.

Con il suo ulti­mo lun­go­me­trag­gio, Nolan si spin­ge oltre i limi­ti del­la sem­pli­ce con­ce­zio­ne del­lo spa­zio e del tem­po, mani­po­lan­do quest’ultimo a pro­prio pia­ci­men­to, esat­ta­men­te come ci ave­va abi­tua­to in ope­re pre­ce­den­ti. Ma que­sta vol­ta deci­de di osa­re ulte­rior­men­te e di affi­da­re al tem­po un ruo­lo di estre­ma impor­tan­za, tan­to da appa­ri­re come un per­so­nag­gio che inte­ra­gi­sce pas­si­va­men­te alle azio­ni dei pro­ta­go­ni­sti, che pren­do­no par­te ad una vicen­da par­ti­co­lar­men­te deri­va­ti­va dai miglio­ri film di spio­nag­gio. I

l gene­re cine­ma­to­gra­fi­co è rie­la­bo­ra­to attra­ver­so una chia­ve di let­tu­ra visio­na­ria, che intro­du­ce alcu­ni ele­men­ti fan­ta­scien­ti­fi­ci che ben si spo­sa­no nel con­te­sto di una tra­ma nel com­ples­so svi­lup­pa­ta in manie­ra otti­ma­le, che però pec­ca fre­quen­te­men­te di un’eccessiva com­ples­si­tà e sal­tua­ria incom­pren­sio­ne del­le moti­va­zio­ni sca­te­nan­ti di alcu­ni even­ti: di con­se­guen­za ten­de tal­vol­ta a dimi­nui­re il coin­vol­gi­men­to ver­so una tra­ma che comun­que rega­la momen­ti di ele­va­tis­si­mo livel­lo dal pun­to di vista cine­ma­to­gra­fi­co.


La regia è par­ti­co­lar­men­te dina­mi­ca e si nota un dra­sti­co miglio­ra­men­to nel­la resa del­le sce­ne action rispet­to agli scor­si lavo­ri di Nolan, che rea­liz­za in que­sto caso un vero e pro­prio spet­ta­co­lo audio­vi­si­vo, con pochi riva­li nel pano­ra­ma del cine­ma con­tem­po­ra­neo:

Nolan ricon­fer­ma la sua straor­di­na­ria capa­ci­tà di crea­re del­le sba­lor­di­ti­ve espe­rien­ze coin­vol­gen­ti che si spo­sa­no alla per­fe­zio­ne con la magni­fi­cen­za del­la sala cine­ma­to­gra­fi­ca, lascian­do­ci per­ce­pi­re appie­no lo smi­su­ra­to amo­re del regi­sta nei con­fron­ti del­la set­ti­ma arte, accom­pa­gnan­do alle son­tuo­se imma­gi­ni un altret­tan­to stu­pe­fa­cen­te colon­na sono­ra cura­ta dal com­po­si­to­re pre­mio oscar Lud­wig Görans­son. L’accompagnamento sono­ro è poten­te e sfrut­ta sapien­te­men­te i suo­ni bas­si per aumen­ta­re il coin­vol­gi­men­to nel­le sce­ne più adre­na­li­ni­che di cui la pel­li­co­la è par­ti­co­lar­men­te ric­ca, ren­den­do il rit­mo del­la nar­ra­zio­ne alquan­to fre­ne­ti­co lascian­do lo spet­ta­to­re con­ti­nua­men­te stu­pe­fat­to dinan­zi alla bel­lez­za del­le sce­ne mostra­te.

 

Come di con­sue­to, Chri­sto­pher Nolan rea­liz­za un’opera eccel­len­te dal pun­to di vista tec­ni­co, limi­tan­do al mini­mo la CGI e di con­se­guen­za incre­men­tan­do il rea­li­smo duran­te le sce­ne più con­ci­ta­te, che si carat­te­riz­za­no per una foto­gra­fia cura­ta che però risul­ta vera­men­te stra­bi­lian­te solo in un paio di sequen­ze in cui l’utilizzo del­le varie colo­ra­zio­ni con­tri­bui­sce ad una mag­gio­re com­pren­sio­ne di tut­to ciò che si sta svol­gen­do su scher­mo.

Tut­ta­via que­ste sequen­ze par­ti­co­lar­men­te espli­ca­ti­ve sono alter­na­te da altret­tan­te in cui para­dos­sal­men­te alcu­ni dia­lo­ghi -scrit­ti ai fini di una mag­gio­re com­pren­sio­ne degli even­ti che stan­no acca­den­do- anzi­ché chia­ri­re le idee del­lo spet­ta­to­re ten­do­no a com­pli­ca­re il tut­to con un lin­guag­gio fin trop­po tec­ni­co da par­te dei per­so­nag­gi, che risul­ta­no ben carat­te­riz­za­ti, ma per i qua­li lo spet­ta­to­re dif­fi­cil­men­te si sen­te di pro­va­re empa­tia, ren­den­do “Tenet” un film che mi sen­to di con­si­de­ra­re più sti­mo­lan­te per la men­te che non per il cuo­re.

Nono­stan­te que­sto l’ultima fati­ca di Chri­sto­pher Nolan è un lun­go­me­trag­gio desti­na­to a rima­ne­re impres­so nel­la memo­ria del­lo spet­ta­to­re, per la sua stra­bi­lian­te capa­ci­tà di spe­ri­men­ta­re e di far vive­re un’esperienza cine­ma­to­gra­fi­ca dif­fi­cil­men­te repli­ca­bi­le nel futu­ro cine­ma­to­gra­fi­co.

Andrea Maz­za­pic­chio, Cinetalk_ita