The Truman Show, Jim Carrey

The Truman Show: da finzione a realtà

The Truman Show, Jim Carrey

The Tru­man Show rac­con­ta la sto­ria di un uomo, Tru­man Bur­bank (alias Jim Car­rey), che vive incon­sa­pe­vol­men­te la sua vita all’interno di un enor­me stu­dio cine­ma­to­gra­fi­co, set di uno show tele­vi­si­vo ama­to e segui­to da milio­ni di per­so­ne.

Tru­man, il pro­ta­go­ni­sta del rea­li­ty show, è costan­te­men­te cir­con­da­to da atto­ri, com­par­se e sce­no­gra­fie; le sue azio­ni sono pilo­ta­te da una regia che, “adot­tan­do­lo” fin dal­la sua nasci­ta, lo osser­va in con­ti­nua­zio­ne impo­nen­do­gli lega­mi e ali­men­tan­do le sue pau­re, di modo che non gli per­met­ta­no di allon­ta­nar­si mai dal­la sua cit­tà, Sea­ha­ven, un luo­go appa­ren­te­men­te per­fet­to e tran­quil­lo: il para­di­so in cui ogni uomo desi­de­re­reb­be vive­re.

The Tru­man show (regia di Peter Weir) esce nel­le sale nel 1998 ed è in par­te basa­to sul libro di Andrew Nic­col (futu­ro sce­neg­gia­to­re del­la pel­li­co­la) pub­bli­ca­to nel 1994.

Qui il trai­ler del film.

Il film vol­le por­re l’accento sul­la ten­den­za tele­vi­si­va allo­ra emer­gen­te dei rea­li­ty show, pro­gram­mi basa­ti sull’osservazione del­la vita, dell’evoluzione socia­le e psi­co­lo­gi­ca di uomi­ni e don­ne, sco­van­do­ne i lati più con­tro­ver­si e peri­co­lo­si.

La tra­ma si incen­tra sul per­cor­so inte­rio­re di un uomo che si ren­de auto­no­ma­men­te con­to di tro­var­si in balia di even­ti che appa­io­no pro­gres­si­va­men­te fin­ti e pilo­ta­ti, scon­vol­gen­do com­ple­ta­men­te la real­tà che cre­de­va tale.

Tru­man nel­la fin­ta real­tà di Sea­ha­ven pare esse­re l’unico uomo vero, l’unica per­so­na auten­ti­ca tra gli atto­ri che lo cir­con­da­no. Tru­man è il solo nel mon­do-set in cui vive a non inter­pre­ta­re una par­te, pen­san­do auto­no­ma­men­te e pren­den­do indi­vi­dual­men­te le pro­prie deci­sio­ni (o qua­si). Tru­man ha sogni, pau­re e pro­va emo­zio­ni deri­van­ti da espe­rien­ze, espe­rien­ze che tut­ta­via sono arti­fi­cia­li poi­ché basa­te su situa­zio­ni costrui­te e pro­get­ta­te da altri; quan­to pos­so­no quin­di esse­re defi­ni­te auten­ti­che? Quan­to una vita vis­su­ta all’interno di con­di­zio­ni arti­fi­cia­li può esse­re defi­ni­ta vera? Nean­che Tru­man, per quan­to incon­sa­pe­vo­le di ciò che lo cir­con­da, può esse­re defi­ni­to effet­ti­va­men­te un uomo vero, poi­ché agi­sce spin­to da con­vin­zio­ni e cre­den­ze basa­te su qual­co­sa di costrui­to e le sue azio­ni, i suoi sen­ti­men­ti sono indot­ti. I lega­mi instau­ra­ti da Tru­man sono auten­ti­ci, ma solo per lui e que­sto di fat­to non li ren­de rea­li ma fin­ti; la vita di Tru­man Bur­bank è una fin­zio­ne.

Si trat­ta di un film asso­lu­ta­men­te attua­le, che può far riflet­te­re su quan­ta fin­zio­ne cir­con­di effet­ti­va­men­te la socie­tà di oggi, fat­ta di lega­mi fit­ti­zi e situa­zio­ni arti­fi­cia­li, fat­ta di “uten­ti” sem­pre con­nes­si tra loro, più con­cen­tra­ti a mostra­re agli altri, sui social net­work, la pro­pria vita piut­to­sto che viver­la real­men­te. Nell’odierna socie­tà for­se anche mol­te del­le nostre azio­ni sono pilo­ta­te; sen­za ren­der­ce­ne con­to agia­mo e pen­sia­mo in base a ten­den­ze indot­te e dif­fu­se da altri, poco auten­ti­che e poco per­so­na­li. Agia­mo in deter­mi­na­ti modi poi­ché la socie­tà in cui vivia­mo lo impo­ne e noi cre­dia­mo di esse­re spin­ti da moti­va­zio­ni sog­get­ti­ve quan­do in real­tà for­se non è così. Quan­to sono auten­ti­che le espe­rien­ze vis­su­te sul­la base di con­vin­zio­ni non esat­ta­men­te inti­me?

Spes­so desi­de­ria­mo qual­co­sa poi­ché la socie­tà più in gene­ra­le lo desi­de­ra e que­sto può for­ma­re in noi volon­tà e aspi­ra­zio­ni che in real­tà sono solo appa­ren­ti, che non ci appar­ten­go­no con­cre­ta­men­te.

Ma ognu­no di noi, come Tru­man, può risco­pri­re se stes­so, riac­qui­si­re spi­ri­to cri­ti­co ana­liz­zan­do la pro­pria inte­rio­ri­tà e deci­de­re se con­for­mar­si o segui­re un pro­prio per­cor­so di vita per­so­na­le, abban­do­nan­do la sce­na.

Di Bea­tri­ce Taglia­pie­tra