Britart, Visual Art, “Everyone I Have Ever Slept With”, “My Bed”

Tracey Emin, sfrontatezza e fragilità

Oppri­men­te, aggres­si­va, sfac­cia­ta, vio­len­ta ma al con­tem­po intro­spet­ti­va, fra­gi­le e deli­ca­ta, l’arte di Tra­cey Emin affon­da le sue radi­ci nell’Inghilterra degli anni novan­ta. L’oggi “Royal Acca­de­mi­cian” del­la Royal Aca­de­my of Arts nasce a Cray­don nel 1963 ed intra­pren­de, fin da ado­le­scen­te, un per­cor­so di stu­di stret­ta­men­te lega­to all’arte, inse­ren­do­si nel fol­to grup­po degli Young Bri­tish Artists che pro­prio in quel perio­do comin­cia­ro­no la loro lun­ga serie di espo­si­zio­ni col­let­ti­ve a Lon­dra.

A distin­gue­re le ope­re del­la Emin e far­le emer­ge­re come così sin­go­la­ri, anche all’interno del­la cor­ren­te di visual art Bri­tart, è il loro for­tis­si­mo e imme­dia­to impat­to sul­lo spet­ta­to­re. L’artista uti­liz­za vari media comu­ni­ca­ti­vi, tra i qua­li testi scrit­ti e con­tra­sti di colo­ri mol­to for­ti: capi­ta spes­so che ad ope­re astrat­te, sia scul­to­ree che pit­to­ri­che, sia­no asso­cia­te bre­vi fra­si o sin­go­le paro­le che ren­do­no qua­si aggres­si­vo il modo in cui l’opera si pone allo spet­ta­to­re pro­prio per la loro natu­ra cru­da e spiaz­zan­te. Si può dire che l’approccio di Tra­cey Emin all’arte sia mol­to simi­le a quel­lo che ognu­no di noi avreb­be se gli venis­se det­to di scri­ve­re in un dia­rio segre­to. Guar­dan­do i lavo­ri del­la Emin venia­mo intro­dot­ti in modo qua­si for­za­to, in quel­la che è la sfe­ra pri­va­ta dell’artista; ci tro­via­mo davan­ti ad emo­zio­ni comu­ni a tut­ti, vor­ti­co­se ed insi­sten­ti, ma del­le qua­li non ci sogne­rem­mo mai di par­la­re a degli sco­no­sciu­ti. Per­ché que­sto sia­mo, degli sco­no­sciu­ti tra­sci­na­ti in un’interiorità che non è la nostra e spiaz­za­ti da ciò che ci tro­via­mo davan­ti.

Un esem­pio di instal­la­zio­ne del­la Emin, che ha fat­to scal­po­re pro­prio per la sua natu­ra tan­to sfron­ta­ta, è “Eve­ryo­ne I Have Ever Slept With 1963-1995”. Ci tro­via­mo davan­ti ad una ten­da da cam­peg­gio, il cui inter­no è tap­pez­za­to dai tan­tis­si­mi nomi degli uomi­ni con i qua­li la Emin ave­va con­di­vi­so il let­to in quel perio­do, scrit­ti in colo­ri sgar­gian­ti e con­tra­stan­ti.

Britart, Visual Art, “Everyone I Have Ever Slept With”, “My Bed”
Britart, Visual Art, “Everyone I Have Ever Slept With”, “My Bed”

Una del­le espo­si­zio­ni più impor­tan­ti tenu­te dall’artista è inve­ce “Eve­ry Part of Me’s Blee­ding”, del 1999, che la vede­va uni­ca pro­ta­go­ni­sta nel­la Leh­mann Mau­pin Gal­le­ry negli Sta­ti Uni­ti; di que­sta serie di ope­re fa par­te, tra le altre, la cele­ber­ri­ma instal­la­zio­ne “My Bed”, che vede pro­ta­go­ni­sta il let­to sfat­to e imbrat­ta­to del­la stes­sa Emin, cospar­so di ogget­ti e bian­che­ria. Espo­ste vi era­no anche alcu­ne tra le più bel­le instal­la­zio­ni al neon dell’artista e la coper­ta-col­la­ge “Psy­co Slut”.

Britart, Visual Art, “Everyone I Have Ever Slept With”, “My Bed”

Pre­stan­do atten­zio­ne al per­cor­so arti­sti­co del­la Emin nel­la sua inte­rez­za, ana­liz­zan­do ope­re diver­se e apren­do­si alla sua tec­ni­ca comu­ni­ca­ti­va, a col­pi­re mag­gior­men­te è l’equilibrio tra aggres­si­vi­tà e deli­ca­tez­za che rie­sce a rag­giun­ge­re. Sem­bra qua­si che il pri­mo impat­to così duro non sia altro che una sor­ta di scu­do, diret­to a pro­teg­ge­re quel lato dell’artista reso vul­ne­ra­bi­le dal­la sua stes­sa arte. For­se per que­sto i suoi lavo­ri rie­sco­no così facil­men­te ad ave­re una pre­sa sul pub­bli­co: rie­sco­no a rivol­ger­si ed a rap­pre­sen­ta­re atteg­gia­men­ti, sen­sa­zio­ni, emo­zio­ni che tut­ti abbia­mo ma del­le qua­li è dif­fi­ci­le par­la­re.

Dal 2011 Tra­cey Emin è pro­fes­so­res­sa di dise­gno alla Royal Aca­de­my, una del­le pri­me due don­ne ad inse­gna­re lì dal­la fon­da­zio­ne dell’accademia, nel 1768.

Di Emma Schioc­chet e Andrea Redael­li.