Ventinove Colazioni ( instagrammabili? )

Ventinove Colazioni (instagrammabili?)

La cola­zio­ne è un ‘momen­to’. Come scri­ve Mar­cel­la Man­ghi nel suo ulti­mo libro “Ven­ti­no­ve cola­zio­ni” quel momen­to in cui si pren­de fia­to, un atti­mo pri­ma di tuf­far­si nel mon­do. Con una taz­za di the davan­ti, una cio­to­la di yogurt o una fet­ta del­la tor­ta sfor­na­ta la sera pri­ma si riman­da­no ad un quar­to d’ora dopo tut­ti i pro­ble­mi e le fac­cen­de da sbri­ga­re nel cor­so del­la gior­na­ta. 

Pro­ba­bil­men­te influen­za­ta dal­le food blog­ger ame­ri­ca­ne che ci pro­pi­na­no le loro aesthe­tic bowls di ave­na, yogurt, cerea­li, frut­ta e frut­ta sec­ca sul feed di insta­gram, anche io, che fino a due anni fa guar­da­vo al pasto del­la cola­zio­ne con una cer­ta dif­fi­den­za, mi ritro­vo oggi, in qua­ran­te­na in zona ros­sa, a non poter fare a meno di ini­zia­re la mia gior­na­ta con un abi­tua­le por­rid­ge di ave­na, cacao, frut­ti di bosco e frut­ta sec­ca a volon­tà. La ten­ta­zio­ne di posta­re una sto­ria su Insta­gram per con­di­vi­de­re con ami­ci e cono­scen­ti la mia com­po­si­zio­ne arti­sti­ca del­le 6.30 del mat­ti­no devo ammet­te­re che ogni tan­to c’è, ma la pigri­zia ha sem­pre la meglio ed, essen­do il tele­fo­no spen­to dall’altra par­te del­la casa, i miei fol­lo­wers non han­no mai avu­to il pri­vi­le­gio di ammi­ra­re la mia arte.

 

In una sta­ti­sti­ca di “Ypul­se” è risul­ta­to che il 63% del­le per­so­ne che han­no tra i 13 ed i 32 anni ha posta­to alme­no una vol­ta una foto di quel­lo che sta­va man­gian­do ed i post su insta­gram sot­to l’hashtag #food­porn stan­no per rag­giun­ge­re quo­ta 250 milio­ni. Ma per­chè que­sto irre­fre­na­bi­le biso­gno di far vede­re al mon­do quel­lo che man­gia­mo? Secon­do alcu­ni esper­ti l’atto di posta­re foto dei piat­ti coin­vol­ge la sfe­ra dell’autostima degli uten­ti. Infat­ti chiun­que riten­ga di aver pre­pa­ra­to in modo este­ti­co ed appe­ti­bi­le le pro­prie pie­tan­ze si sen­te gra­ti­fi­ca­to nel mostra­re la pro­pria crea­ti­vi­tà sui social net­work. Tut­ta­via quan­do que­sta diven­ta un’abitudine ricor­ren­te, per non dire in alcu­ni casi un’ossessione, mol­ti stu­dio­si si tro­va­no in accor­do a defi­nir­la una vera e pro­pria pato­lo­gia. 

Non è dif­fi­ci­le rico­no­sce­re che Insta­gram, Face­book et simi­lia han­no lar­ga­men­te influen­za­to il nostro modo di vive­re e con­di­vi­de­re. Sono entra­ti nel­le nostre real­tà quo­ti­dia­ne e le han­no pro­fon­da­men­te pene­tra­te. Tri­ste­men­te, biso­gna ammet­te­re che si ten­de a vive­re il pro­prio idea­le di vita per­fet­ta sui social inve­ce che nel mon­do rea­le. Altri­men­ti per­chè foto­gra­fa­re com­pul­si­va­men­te l’avocado toa­st piut­to­sto che la piz­za di Spon­ti­ni inve­ce di assa­po­rar­li e gustar­li vera­men­te?

For­se, in fin dei con­ti, apprez­ze­rem­mo di più ogni sin­go­lo momen­to. 

Mar­cel­la Man­ghi, autri­ce ita­lia­na che ha esor­di­to nell’editoria nel 2009 con la pub­bli­ca­zio­ne di “Via col tem­po”, nel suo ulti­mo libro “Ven­ti­no­ve cola­zio­ni” ci ripor­ta un po’ all’essenza di quel momen­to, in par­ti­co­la­re del momen­to del­la cola­zio­ne che, come scri­ve nell’introduzione è l’alba di un gior­no in cui potre­sti imbat­ter­ti nel­la feli­ci­tà. La stes­sa autri­ce defi­ni­sce il suo libro una foto­gra­fia di una fami­glia al momen­to del­la cola­zio­ne e con ven­ti­no­ve epi­so­di diver­si, o meglio ven­ti­no­ve fet­te di vita, ci rac­con­ta la sto­ria di quat­tro per­so­ne tra alber­ghi, aerei, bar, stra­de e mura dome­sti­che. Tra stam­pan­ti mal­fun­zio­nan­ti, veri­fi­che da fir­ma­re, postu­mi da liti­ga­ta, caf­fè bru­cia­ti, brunch (che ose­rei defi­ni­re desta­bi­liz­zan­ti), mat­ti­ne esti­ve sul bal­co­ne, magliet­te scom­par­se e bagni costan­te­men­te occu­pa­ti, Mar­cel­la Man­ghi, sen­za mai pren­der­si trop­po sul serio e con un tono pia­ce­vo­le e leg­ge­ro, ci pre­sen­ta alcu­ne di quel­le dina­mi­che del­la vita in fami­glia che in mol­ti han­no e for­se stan­no anco­ra aven­do modo di risco­pri­re duran­te il loc­k­do­wn. Un ritrat­to del­la vita vera e del­la cola­zio­ne, non come la vedia­mo sul­la home­pa­ge di insta­gram ma come è real­men­te, nono­stan­te il sapo­re di bru­cia­to e gli impre­vi­sti occa­sio­na­li, ine­vi­ta­bil­men­te indi­spen­sa­bi­le per affron­ta­re il mon­do nel cor­so del­la gior­na­ta.

Rebec­ca Spa­do­ne

https://bookabook.it/libri/ventinove-colazioni/

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